Febbraio 2014

Comunicato di OPAL - Rete Disarmo - Reti europee: Record di armi europee al Medio Oriente, all’indomani della “Primavera araba”

Rete Italiana Disarmo chiede al Governo Letta (in particolare al Ministero degli Esteri) di riaprire subito il confronto sul tema dell’esportazione di armamenti anche in vista della prossima Relazione governativa

La “Quindicesima Relazione annuale sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari”, resa pubblica nei giorni scorsi, rivela che nel 2012 i paesi dell’Unione Europea (UE) nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 39,9 miliardi di euro: un incremento del 6,2% rispetto al 2011.  

Fonte: Rete Disarmo - 30 gennaio 2014

La “Quindicesima Relazione annuale sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari”, resa pubblica nei giorni scorsi, rivela che nel 2012 i paesi dell’Unione Europea (UE) nel loro insieme hanno autorizzato esportazioni di armi e sistemi militari per un valore totale di 39,9 miliardi di euro: un incremento del 6,2% rispetto al 2011. Spicca in particolare l’ammontare delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso il Medio Oriente che raggiunge la cifra record di 9,7 miliardi di euro con un incremento del 22% rispetto al 2011. L’Arabia Saudita è stata il principale paese acquirente di sistemi militari europei ed ha ottenuto autorizzazioni per oltre 3,5 miliardi di euro: la Francia è stata il maggiore fornitore della monarchia saudita rilasciando autorizzazioni per circa 1,6 miliardi di euro.

L’incremento di autorizzazioni verso questa regione è avvenuto nonostante le rivolte popolari della “Primavera araba” a dimostrazione che le politiche esportative europee di armi – e anche quelle italiane – hanno visto solo modesti cambiamenti ed anzi alcune specifiche tipologie di sistemi militari hanno registrato record di vendite. “Proprio per questo come Rete Disarmo abbiamo ripetutamente chiesto agli uffici competenti del governo Letta di riprendere la prassi attuata fino al precedente governo: un confronto sul controllo delle esportazioni di armamenti con la società civile – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – ma finora non abbiamo ottenuto risposta. Continueremo a sollecitare Governo e Parlamento su questa materia che investe la politica estera e di sicurezza del nostro paese”.

Il 2012 è stato un anno record per le licenze di esportazioni al Medio Oriente di “armi leggere” che hanno sfiorato i 265 milioni di euro. E’ stato un anno record anche per le forniture, sempre al Medio Oriente, di “sistemi per la direzione del tiro” e di “munizionamento” con valori rispettivamente di 1,2 miliardi di euro e di 448 milioni di euro. Nell’insieme sono state rilasciate verso il Medio Oriente 4.705 licenze di esportazione e quelle respinte sono risultate solo 100.

“La Primavera araba – commenta Andrew Smith della “Campaign Against Arms Trade” (CAAT) del Regno Unito – poteva rappresentare un’occasione per i paesi dell’Unione europea per rivedere questo tipo di affari con il Medio Oriente: invece, purtroppo, il rapporto mostra che le vendite di armamenti ai regimi autoritari e oppressivi della regione sono notevolmente aumentate” 

Nonostante i raid aerei di Israele su Gaza (ostilità a marzo e ottobre-novembre 2012 ), le autorizzazioni all’esportazione di sistemi militari dai paesi UE verso Israele sono passate dai poco più di 157 milioni di euro del 2011 ad oltre 613 milioni del 2012 con un incremento del 290%. Questo incremento è dovuto per la gran parte alla autorizzazione rilasciata dall’Italia per la fornitura a Israele di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 dell’Alenia Aermacchi per un valore di oltre 472 milioni di euro: in cambio l’Italia ha concordato di acquistare equipaggiamenti militari da Israele per un simile importo.

“Un contratto scellerato sul quale si è direttamente impegnato l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e che avrebbe dovuto almeno essere discusso in Parlamento per le rilevanti implicazioni sulla politica estera del nostro paese – afferma Elio Pagani del Comitato ‘NO M346 a Israele’ - negli ultimi venti anni e fino a questo contratto, infatti, l’esportazione di sistemi militari dall’Italia a Israele è stata estremamente limitata proprio in considerazione delle forti tensioni presenti in tutta l’area mediorientale”.

Per quanto riguarda il Mediterraneo, sono riprese, dopo l’intervento militare del 2011, le autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso la Libia per un valore di oltre 22,5 milioni di euro (di cui 20 milioni sono da parte dell’Italia) e sono proseguite anche quelle verso l’Egitto che hanno raggiunto i 363 milioni di euro, con un incremento del 20%.

“La Relazione, resa nota in forte ritardo e senza alcun annuncio pubblico da parte del Consiglio europeo, presenta numerosi problemi” – commenta Giorgio Berettaanalista della Rete Italiana per il Disarmo. “Spicca innanzitutto la mancanza di dati sulle effettive esportazioni (“exports”) di armamenti da parte di vari paesi tra cui i maggiori esportatori come Germania e Regno Unito. Inoltre Francia e Italia, altri due tra i principali esportatori europei di armamenti, non hanno reso note i dati sulle consegne di armi suddivisi nelle 22 categorie di sistemi militari rendendo così impossibile sapere quali tipologie di armamenti siano state esportate. Questa mancanza di trasparenza non deve più essere tollerata”.

La Relazione segnala che i maggiori paesi esportatori di sistemi militari sono, nell’ordine, la Francia (13,8 miliardi di euro), la Spagna (7,7 miliardi), la Germania (4,7 miliardi), l’Italia (4,2 miliardi) e il Regno Unito (2,7 miliardi). Nel loro insieme questi sei paesi hanno rilasciato più dell’80% di tutte le operazioni autorizzate dai paesi dell’UE.

Ci sono voluti 13 mesi per compilare questa Relazione e gli attivisti delle associazioni europee chiedono che le future Relazioni annuali vengano pubblicate entro sei mesi. La Relazione presenta anche diverse imprecisioni: le cifre del totale mondiale (“Worldwide Total”) non corrispondono alla somma delle cifre delle esportazioni ai singoli stati; inoltre la somma delle cifre riportate per le singole regioni geo-politiche non corrisponde al totale mondiale.

“E soprattutto – nota Carlo Tombola, coordinatore scientifico dell’Osservatorio OPAL di Brescia – spiccano le incongruenze di dati e informazioni sulle cosiddette “armi leggere” di cui l’Italia è uno dei maggiori produttori ed esportatori mondiali. Mentre nella Relazione europea le autorizzazioni dell’Italia all’esportazione di queste armi sono di quasi 48 milioni di euro, nella Relazione che il Governo italiano ha inviato al parlamento ne sono riportate solo per poco più di 18 milioni. Si tratta comunque di cifre molto lontane dall’effettivo giro d’affari di questo settore: basti pensare che nel 2012 l’esportazione di armi e munizioni dalla sola Provincia di Brescia ha superato i 315 milioni di euro. Tra questi vi sono gli oltre 36,5 milioni di euro di armi bresciane esportate alla Turchia – confinante con la Siria in guerra – che non figurano in nessuna delle due Relazioni ufficiali: dovremmo quindi pensare che sarebbero tutte “armi comuni” cioè per la caccia, l’uso sportivo o il collezionismo”.

Wendela de Vries della “Campagne tegen Wapenhandel” (Campagna contro il commercio di armi) commenta: “Quest’anno si terranno le elezioni del Parlamento europeo e chiediamo a tutti i parlamentari a mostrare il loro impegno per la pace, la sicurezza e i diritti umani facendo in modo che questa Relazione venga discussa nel Parlamento europeo. Non si possono lasciar passare inosservate le crescenti esportazioni di armi verso il Medio Oriente”.

Questo comunicato è stato sottoscritto dalla seguenti associazioni e campagne:

- Aktion Aufschrei – Stoppt den Waffenhandel! (Germania) - Christine Hoffman 
- Bremen Foundation for Arms Conversion and Peace Research (Germania) - Andrea Kolling 
- Campaign Against Arms Trade (Regno Unito) – Andrew Smith 
- Campagne Tegen Wapenhandel (Paesi Bassi) – Wendela de Vries 
- Centre d'Estudis per la Pau JM Delàs (Spagna) – Jordi Calvo 
- Rete Italiana per il Disarmo (Italy) - Francesco Vignarca 
- Suomen Rauhanliitto - Finnish Peace Union (Finlandia) - Laura Lodenius 
- Swedish Peace and Arbitration Society - SPAS (Svezia) - Linda Åkerström 
- Vredesactie (Belgio) – Tom Cox

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO 

- Nel 2012 le autorizzazioni all’esportazione di sistemi militari dell’UE sono state di 39,9 miliardi di euro con un incremento del 6,2% rispetto al 2011.

- Oltre all’Arabia Saudita (3,5 miliardi di euro) anche l’Oman (2,2 miliardi) e gli Emirati Arabi Uniti (1,5 miliardi) sono stati tra i maggiori acquirenti di sistemi militari.

- Sono state autorizzate esportazioni di armamenti a 43 governi di paesi classificati tra i 51 “regimi autoritari” del “Democracy Index 2012” dell’Economist Intelligence Unit.

- Sono proseguite le esportazioni di armi in zone di tensione come India (1,6 miliardi) e Pakistan (378 milioni). Le esportazioni di sistemi militari verso la Cina – tuttora sottoposta ad embargo di armi da parte dell’UE – sono state di 174 milioni di euro.

- Le autorizzazioni all’esportazione di “aeromobili” di tipo militare hanno riportato una cifra record di 18 miliardi di euro; la Spagna ne è stata il principale fornitore internazionale mentre il Brasile è stato il maggiore acquirente.

- Nel 2012 sono state concesse 47.868 licenze di esportazione per sistemi militari mentre quelle respinte sono state solo 459. La Relazione segnala 27 casi di rifiuto per esportazioni al Bahrain, 25 alla Russia e 24 sia per la Cina che per l’Egitto.

- Non hanno fornito dati sulle effettive consegne (“export”) di armamenti i seguenti paesi dell’UE: Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Irlanda, Polonia e Regno Unito. Francia e Italia hanno fornito i valori totali delle consegne senza però specificare la tipologia delle armi esportate.

- La Relazione riporta che anche nel 2012 sono state rilasciate autorizzazioni per esportazioni di armamenti a diversi paesi sottoposti a misure di embargo di armi da parte dell’UE: si tratta di Afghanistan, Birmania, Bielorussia, Cina, Eritrea, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Guinea, Iraq, Libano, Liberia, Libia, Somalia, Sud Sudan, Siria e Zimbabwe. Una nota della Relazione UE segnala che “le esportazioni verso le destinazioni soggette a embargo sulle armi dell'UE rispettano i termini, le condizioni e le possibili eccezioni previste nelle decisioni che impongono questi embarghi” (p.8). In particolare, per quanto riguarda la Siria, i 7 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate dalla Germania riguardano “veicoli terresti” per missioni o uffici delle Nazioni Unite e per le delegazioni dell’UE (p. 493).

- Le autorizzazioni all’esportazione europee sono disponibili anche sul database del “European Network Against Arms Trade” (ENAAT) al seguente sito: www.enaat.org/export/licence.en.html

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Comunicati Stampa

Comunicato OPAL: Imbarazzanti iniziative del Governo italiano e della ditta Beretta in India

Foto: © Il Sole 24 Ore

«Se il Governo italiano intende essere credibile nella sua azione nei confronti delle autorità di New Delhi un asso nella manica ce l’ha: sospenda tutte le esportazione di armi verso l’India»

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia (OPAL) definisce “sfrontate e imbarazzanti” le iniziative del Governo italiano e della Fabbrica d’Armi Pietro Beretta recentemente promosse in India. Nonostante l’indecente trattamento da parte delle autorità indiane dei due marò italiani, il Governo italiano ha permesso all’azienda a controllo statale Finmeccanica di inoltrare la richiesta di partecipazione al salone militare Defexpo 2014 (New Delhi 6-9 febbraio): richiesta che Finmeccanica si è vista rifiutare dal Ministero della Difesa indiano1 perché una delle sue controllate, l’AgustaWestland, è sotto indagine in India con l’accusa di corruzione. La ditta Beretta, invece, ha partecipato a Defexpo e in quella sede ha annunciato alla stampa internazionale di essere in gara per la fornitura di 66mila fucili d’assalto alle Forze armate indiane.

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia (OPAL) definisce “sfrontate e imbarazzanti” le iniziative del Governo italiano e della Fabbrica d’Armi Pietro Beretta recentemente promosse in India. Nonostante l’indecente trattamento da parte delle autorità indiane dei due marò italiani, il Governo italiano ha permesso all’azienda a controllo statale Finmeccanica di inoltrare la richiesta di partecipazione al salone militare Defexpo 2014 (New Delhi 6-9 febbraio): richiesta che Finmeccanica si è vista rifiutare dal Ministero della Difesa indiano [1] perché una delle sue controllate, l’AgustaWestland, è sotto indagine in India con l’accusa di corruzione. La ditta Beretta, invece, ha partecipato a Defexpo e in quella sede ha annunciato alla stampa internazionale di essere in gara per la fornitura di 66mila fucili d’assalto alle Forze armate indiane.

«L’iniziativa dell’azienda Beretta ci amareggia ed è motivo di forte imbarazzo non solo per le nostre associazioni ma credo anche per tutte quelle realtà della nostra provincia che in questi due anni hanno seguito con apprensione l’incresciosa vicenda dei due fucilieri della Marina Militare, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone» – dichiara Piergiulio Biatta, presidente di OPAL Brescia. Proprio nei giorni in cui la Corte Suprema indiana si accingeva a valutare l’applicazione della legge antiterrorismo quale base di imputazione per i due marò, il direttore generale del gruppo Beretta, Carlo Ferlito, annunciava dal salone militare di New Delhi la partecipazione dell’azienda alla gara per la fornitura di fucili d’assalto all’esercito indiano. «Pur comprendendo l’esigenza della Beretta di operare nel mercato internazionale riteniamo che la partecipazione alla gara delle Forze Armate indiane sia non solo irrispettosa nei confronti dei due fucilieri ma in aperto contrasto con il senso di responsabilità che la ditta bresciana dichiara di perseguire» – conclude Biatta.[2]

Secondo quanto dichiarato dal direttore generale del gruppo Beretta, Carlo Ferlito, alla rivista “Jane’s” durante il salone militare Defexpo [3], l’esercito indiano inizierà a maggio le prove tra i modelli dei fucili d’assalto di quattro ditte [4] in gara per l’acquisizione da parte delle Forze armate indiane di 66mila fucili per una commessa del valore di circa 300 milioni di dollari (oltre 230 milioni di euro). Il modello presentato dall’azienda italiana è il fucile d’assalto Beretta Arx 160[5] Il fucile d’assalto Arx 160 era in mostra, insieme ad altri modelli di armi del gruppo Beretta, al salone Defexpo di New Delhi [6].

Ma ancor più imbarazzante e sconcertante è l’atteggiamento del Governo italiano. Il Ministero degli Esteri, infatti, da un lato nei giorni scorsi ha avviato una serie di iniziative presso l’Onu per far riconoscere la violazione da parte dell’India dei diritti umani dei due marò [7], dall’altro ha permesso la partecipazione delle aziende italiane al salone militare di New Delhi rimediando così l’umiliazione di veder estromesse da Defexpo tutte le società del gruppo Finmeccanica per violazione del regolamento, sulla base di una norma che vieta la partecipazione alle aziende che hanno avuto condanne negli ultimi cinque anni o che sono sotto indagine da parte del Central Bureau of Investigation (CBI) indiano con l’accusa di corruzione. Come noto AgustaWestland, società del gruppo Finmeccanica, è sotto inchiesta in India per il presunto caso di corruzione che riguarda la fornitura al governo indiano di 12 elicotteri Aw 101 VIP: commessa che è stata cancellata da parte delle autorità indiane che hanno accolto la richiesta di arbitrato avanzata dall'azienda italiana.

«Il governo italiano per solidarietà verso i due marò e in considerazione del regolamento di Defexpo poteva risparmiarci questa ulteriore figuraccia che non è sfuggita agli osservatori internazionali» – commenta Carlo Tombola, coordinatore scientifico di OPAL. «Se il Ministero degli Esteri intende davvero essere credibile nella sua iniziativa di denuncia delle violazioni dei diritti dei due fucilieri da parte delle autorità indiane un “asso nella manica” ce l’ha: può sospendere tutte le autorizzazioni all’esportazione di armi e di sistemi militari destinate alle Forze armate e alla Polizia indiane. Sarebbe tra l’altro un atto dovuto, in ottemperanza alla nostra normativa nazionale che vieta le esportazioni di armi quando sono in contrasto con i fondamentali interessi dello Stato e verso i paesi che violano i diritti umani» – conclude Tombola [8].

Negli ultimi cinque anni, cioè dal 2008 al 2012, i governi italiani hanno autorizzato esportazioni di sistemi militari verso l’India per un valore di quasi 945 milioni di euro e nell’ultimo biennio (2011-12) sono stati consegnati al Ministero della Difesa indiano armamenti per oltre 378 milioni di euro: oggi l’India uno dei principali paesi destinatari di armi “made in Italy”.

Come l’Osservatorio OPAL ha ripetutamente documentato, il fucile d’assalto Beretta ARX 160 oltre che alle Forze armate italiane e alle Forze speciali albanesi è in dotazione alle forze armate e alle polizie di diversi paesi: nel 2009 è stato acquisito dalla Polizia Federale del Messico; nel 2011 è stata autorizzata l’esportazione al Turkmenistan di 1.680 di questi fucili d’assalto dotati di 150 lanciagranate GLX 160 e oltre 2 milioni di munizioni; nel 2012 è stata autorizzata l’esportazione alle Forze armate dell’Egitto di 35 di questi fucili ciascuno corredato da caricatori e baionetta e muniti di 35 lanciagranate e da silenziatori dell’azienda bresciana Beretta; e per finire sempre nel 2012 è stata autorizzata la vendita alle forze armate del Kazakistan  di 40 fucili d’assalto cal. 7,62x39mm NATO modello ARX 160, insieme con 40 lanciagranate cal. 40mm modello GLX-160 comprensive di 1000 granate dello stesso tipo.

«Si tratta di esportazioni di armi d’assalto per le Forze armate di alcuni dei governi dei paesi tra i più repressivi del mondo» – commenta Giorgio Beretta, analista di OPAL. «Gli ultimi due governi italiani (Berlusconi e Monti) hanno potuto autorizzare queste esportazioni giovandosi anche della quasi totale mancanza di controllo da parte del Parlamento. E’ perciò quanto mai urgente che il Parlamento torni ad assumere il ruolo che gli compete ed esamini con attenzione l’operato dell’esecutivo in questo settore che riguarda direttamente la politica estera e di sicurezza del nostro paese. Ed è tempo che il Ministero degli Esteri riprenda il confronto con le associazioni impegnate nel controllo del commercio di armi: un confronto ripetutamente sollecitato dalla Rete italiana per il Disarmo alla quale finora il Ministero degli Esteri non ha risposto» – conclude Beretta.

Per contatti stampa:
- Piergiulio Biatta (Presidente) Cellulare: 338.8684212  
- Carlo Tombola (Coordinatore scientifico) Cellulare: 349.6751366  
- Giorgio Beretta (Analista) Cellulare: 338.3041742  
- Segreteria di OPAL: [email protected]



[1] Si vedano i seguenti articoli della stampa internazionale e nazionale: IHS Jane's, “India bars 27 companies from attending Defexpo 2014” (28/01/2014); The Times of India, “Govt stops Finmeccanica's participation in defence expo” (24/01/2014); The Times of India, “Defence ministry keeps 27 arms companies out of its exhibition Defexpo 2014 next month” (29/01/2014); Il Sole 24 Ore, “Finmeccanica «punita» dall'India: non ammessa alla fiera nazionale Defexpo” (31/01/2014), Unimondo, “India: Finmeccanica esclusa da Defexpo, altra figuraccia dell’Italia” (10/02/2014).

[2] Nel suo Codice Etico, la Fabbrica d’Armi Pietro Beretta afferma la «consapevolezza che un'impresa è valutata, oltre che per i risultati economici che consegue e per la qualità della sua produzione, anche sulla base della sua capacità di produrre valore e creare benessere per la collettività». E tra i “valori” evidenzia il “senso di responsabilità” che è «fondato sulla correttezza delle azioni, la trasparenza delle responsabilità e la continuità dei rapporti nei confronti di tutti gli stakeholders (clienti, azionisti, dipendenti e collettività in generale), garantite attraverso la necessaria attenzione alle norme ed al corretto operare nonché al dialogo ed alla chiarezza che costituiscono il fondamento per rapporti duraturi».

[4] Oltre alla Beretta, le aziende in gara sono: l’israeliana IWI con il Galil Ace 1, la statunitense Colt con l’Advanced Combat Rifle e la Czeca della Repubblica Ceca con il CZ 807A Bren model.

[5] Il fucile Beretta ARX 160 – secondo il laboratorio indiano che ha effettuato l’esame balistico sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie – sarebbe stato usato dai marò italiani che il 15 febbraio di due anni fa uccisero i due pescatori indiani, Celestine Valentine e Ajesh Binki. Di fatto il fucile Arx 160 non era tra le armi in dotazione ai soldati italiani impegnati in operazioni antipirateria che utilizzavano invece altri fucili Beretta (l’AR 70/90) che impiegano lo stesso tipo di munizioni.

[6] Si vedano le foto sul sito de “The Indian Express”: Beretta Arx 160 e dello stand Benelli (gruppo Beretta).

[7] Si veda il comunicato stampa della Farnesina: “Bonino in Parlamento - Marò: Tutte le opzioni aperte. Non sono terroristi, l’Ue ci sostiene” (11/02/2014)

[8] La legge n. 185 del 9 luglio 1990 (“Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”) stabilisce infatti che «L'esportazione ed il transito di materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali» (art. 1, c. 5).  L’esportazione di materiali di armamento è inoltre vietata «verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa» (art. 1, c. 6).

 

Disarmo:

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