Settembre 2014

Raggiunte le 50 ratifiche: Trattato sulle armi in vigore a Natale

Con il deposito degli strumenti di ratifica di 7 Stati viene raggiunto e superato il numero di 50 adesioni al Trattato, necessario per far partire il processo di entrata in vigore. Proprio il giorno di Natale questo accordo, che fissa per la prima volta regole internazionali sui trasferimenti di armi, diventerà vincolante per gli Stati aderenti.
 

Rete Italiana per il Disarmo e le realtà italiane che fin dal principio hanno sostenuto la campagna mondiale Control Arms esprimono tutta la loro soddisfazione per il risultato raggiunto. Obiettivo centrato anche grazie alla ratifica dell’Italia, avvenuta nel 2013 con voto unanime del Parlamento.



Da oggi sono 52 i Paesi del mondo che hanno ratificato il testo di Trattato sugli armamenti, adottato in sede ONU ad Aprile 2013 e già sottoscritto da 121 Stati (lo spazio per ulteriori ratifiche è quindi ampio). Con il deposito ufficiale di sette nuovi aderenti (Argentina, Bosnia, Bahamas, Repubblica ceca, Senegal Uruguay, Saint Lucia e Portogallo) si è quindi superato il limite minimo per l’entrata in vigore, fissato a 50. Parte quindi da oggi un periodo transitorio che porterà proprio nel giorno di Natale ad una legge internazionale vincolante per tutti i Paesi che avranno completato il processo di ratifica. Un bel regalo per chiunque in tutto il mondo creda nella necessità di controllare strettamente i percorsi delle armi in giro per il mondo.



L’avvenimento di oggi alle Nazioni Unite, in cui anche la campagna Control Arms ha potuto esplicitare le proprie considerazioni, concretizza un enorme passo in avanti per la protezione di i milioni di persone, le cui vite sono devastate ogni giorno a causa di un commercio globale di armi oggi quasi per nulla regolamentato. Il cosiddetto “Arms Trade Treaty” (ATT) è una pietra miliare su cui costruire un percorso solido nella lotta per porre fine alla sofferenza umana causata dal flusso irresponsabile di armi.



Un notevole progresso raggiunto grazie alla volontà di 52 Stati, ma che non sarebbe stato possibile senza il sostegno alla campagna internazionale di oltre un milione di persone che – tramite la “Million Faces Petition” - hanno contribuito a mantenere alta la pressione sui Governi chiarendo esplicitamente che le forniture di armi per sostenere atrocità e abusi di diritti umani devono finire. Oltre 40.000 di questi volti sono stati raccolti in Italia grazie anche agli sforzi della Rete Italiana per il Disarmo.



La campagna comunque non si ferma qui: tutti gli Stati hanno fin da ora il dovere di aderire e poi impegnarsi nella realizzazione concreta dei principi iscritti nel Trattato. "Se i leader politici intendono sul serio porre fine al flusso di armi utilizzate per commettere crimini contro l'umanità, crimini di guerra e la violenza armata persistente che nega alle persone i più basilari diritti umani – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - allora i Governi di tutto il mondo devono non solo ratificare questo Trattato ATT ma soprattutto iniziare ad attuarlo in maniera efficace”. Quando si tratta di regole che potrebbero salvare la vita di milioni di persone non ci possono essere timidezze o doppi giochi.



Già cinque dei primi dieci esportatori mondiali di armi - Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito - hanno ratificato l'ATT, mentre gli Stati Uniti (paese chiave anche in questo ambito) hanno finora solo firmato il testo. Ad oggi permane invece una resistenza alla ratifica da parte di altri grandi produttori di armi come la Cina, il Canada, Israele e la Russia e per questo la campagna Control Arms non ha esaurito il suo compito.



"Il messaggio più importante di oggi è che l'imminente entrata in vigore del Trattato ATT apre la possibilità di cambiare davvero il commercio di armi – sottolinea Anna Macdonald coordinatrice di Control Arms - La possibilità di cambiare il flusso incontrollato di armi e munizioni nelle peggiori zone di conflitto del mondo. La possibilità, soprattutto, di cambiare la cultura diffusa che fa dire a molti 'se queste armi non le vendiamo noi, lo farà qualcun altro'…”



Il contributo di Rete Disarmo in questo senso continuerà ad essere forte, anche utilizzando l’esperienza maturata nel nostro paese sul controllo dell’export di armi. La trasparenza è un elemento fondamentale in questo ambito, forse ancora più delle stesse regole. Il nostro auspicio è quindi che si inverta la tendenza di impoverimento a livello italiano, anche per costruire un serio e preciso meccanismo di rendicontazione da parte di tutti gli Stati sotto l’egida del Trattato ATT: lo si può fare migliorando l’attuazione della legge n. 185 del 1990 e valorizzandola come modello a livello internazionale.

Rete Italiana per il Disarmo    - Roma 25 settembre 2014 Comunicato ai Media                        

Anno di pubblicazione della Notizia:

Rete Disarmo: Mandare armi e militari in Iraq peggiora la situazione

Chiediamo che il Parlamento fermi le scelte del Governo italiano

Ancora una scelta militare per l’Iraq: secondo le dichiarazioni alla Camera del Ministro Pinotti non solo mezzi e aerei ma anche l’intervento di oltre duecento uomini. Una scelta sbagliata e inaccettabile – soprattutto se non avrà un nuovo vaglio parlamentare – che spinge la Rete Italiana per il Disarmo a rilanciare la richiesta al Governodi  maggiori dettagli e una supervisione parlamentare e della società civile sull’invio di materiale bellico, e ora forse di militari, in Iraq. Tutto questo mentre i recenti bombardamenti sulle postazioni della milizia dello Stato islamico hanno in realtà rafforzato la situazione sul terreno di ISIS piuttosto che indebolirla...  (Fonte Rete Disarmo)

 

Nel corso di un'audizione presso le Commissioni congiunte Esteri e Difesa della Camera la Ministro della difesa Pinotti ha annunciato ieri una importante accelerata quantitativa e qualitativa del supporto militare italiano alla coalizione contro l’Isis in Iraq. Nei prossimi giorni, secondo quanto riferito, nuovi mezzi (aereo per rifornimento, due droni Predator) e soprattutto uomini (circa 200 istruttori) saranno inviati nel teatro delle operazioni della coalizione internazionale a sostegno in particolare dei combattenti curdi. Il tutto senza un nuovo passaggio di voto parlamentare poiché, secondo quanto viene riferito in dichiarazioni dal Ministro, sia dai Presidenti delle Commissioni che dal Governo viene considerato sufficiente il voto avvenuto a metà agosto, in altro contesto e con tutti altri dati a disposizione.

L’audizione del Ministro Pinotti segue di soli pochi giorni il comunicato emesso a seguito del Consiglio Supremo di Difesa che, mancando di indicare le vittime reali delle azioni di pulizia culturale dell’ISIS, appare preoccupato solo dei ‘rischi rilevanti per l’Europa e per l’Italia’ a seguito della pressione militare dell’ISIS in Siria e in Iraq. Una dichiarazione tardiva ed inaccettabile che sarà seguita da un’azione militare illegittima ed inadeguata a proteggere le popolazioni vittime della violenza dell’ISIS. Ci saremmo invece aspettati dal maggior organo consultivo del Presidente della Repubblica un forte e chiaro richiamo sulla sottovalutazione della gravità della situazione per le reali vittime del conflitto e soprattutto per le gravi mancanze del nostro Paese e dei governi dell’Unione europea nel promuove una precisa azione in ambito delle Nazioni Unite secondo la “responsabilità nel proteggere”. Responsabilità che abbiamo chiaramente indicato già da agosto e che non è stata presa in considerazione da parte del Governo Renzi che ha scelto l’invio di armi senza mandato delle Nazioni Unite e una politica forte ad esso connessa.

La Rete italiana per il Disarmo ribadisce ancora una volta che non sarà certo un intervento militare a risolvere la situazione irachena. Anzi, come sottolineano diversi analisti internazionali (dettagli in calce), i recenti bombardamenti sulle postazioni della milizia dello Stato islamico hanno in realtà rafforzato la situazione sul terreno di ISIS piuttosto che indebolirla. Purtroppo oggi in Iraq si vedono i risultati negativi di uno sforzo prettamente militare, senza strategia politica e senza reale impegno diplomatico, della Coalizione internazionale: lo Stato Islamico continua ad avanzare in molte province, e le principali fazioni armate sunnite irachene hanno deciso di non schierarsi apertamente contro di esso. “Rimarranno neutrali tra il governo e l'IS – sottolinea la presidente di Un Ponte per Martina Pignatti - in quanto gli incontri diplomatici con il nuovo governo per dar vita a una coalizione nazionale contro ‘Daesh’ sono falliti. Se le parti accettano di incontrarsi e non trovano un accordo, buona parte della responsabilità va sempre all'assenza di un mediatore forte, capace e credibile: proprio quella è la sedia lasciata vuota dalla comunità internazionale”. In queste settimane il Governo iracheno non è riuscito nemmeno a mantenere l'impegno a fermare i bombardamenti sui quartieri civili di tante città sunnite, e mentre le armi proliferano il tanto auspicato dialogo nazionale si ferma. “Per individuare soluzioni politiche occorre ripartire dall'analisi dei problemi che stanno alla radice di questa guerra – continua Martina Pignatti - come hanno fatto recentemente tanti autori italiani e iracheni del volume "La crisi irachena. Cause ed effetti di una storia che non insegna" a cura di Osservatorio Iraq con la collaborazione di Un ponte per. Con l’intento di approfondire, analizzare e far conoscere l’Iraq al di là delle cronache fredde e immediate, questo volume cerca di tornare alla storia del Paese e dare voce all'altro Iraq che immagina un futuro democratico”.

Di particolare preoccupazione l'intenzione di inviare uomini, circa 200 come detto, nel teatro delle operazioni. Se è pur vero che si dovrebbe trattare di addestratori non combattenti è altrettanto chiaro come ciò renda ancora più diretto il coinvolgimento dell'Italia in un'operazione di conflitto, che dovrebbe essere decisa invece esplicitamente dal Parlamento sovrano. A tutto questo si aggiunge anche l'intenzione, annunciata sempre ieri dal Ministro Pinotti, di rinnovare il sostegno ai Peshmerga con nuove spedizioni di materiale d’armamento (eppure sino a pochi giorni il Governo riteneva il primo invio perfettamente sufficiente nonostante le critiche avanzate) proveniente sempre da vecchi sequestri di armi ai trafficanti sovietici di metà anni ‘90.

“Su questo particolare aspetto l’opacità è davvero grande - commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - perché non abbiamo ancora ricevuto tutti i dettagli necessari a monitorare il precedente invio eppure si pensa già ad una nuova consegna tramite ponte aereo militare. Ancora una volta ribadiamo la nostra contrarietà a questa spedizione insensata ed inutile, ma soprattutto sottolineiamo la necessità, se non si vuole solo alimentare un mercato nero pericoloso, di controllare con una forte tracciabilità tutti gli invii di armamenti”. Ad oggi tutte le richieste di chiarimento avanzate da Rete Disarmo non hanno sortito alcuna risposta, e non bastano le comunicazioni ufficiali di natura generale a colmare un gap informativo importante.

Non si sta ipotizzando un semplice “rischio”: la sparizione di armi in quella regione è un dato di fatto ampiamente documentato dai rapporti del Pentagono e di centri di ricerca autorevoli come il SIPRI di Stoccolma. Già nel 2007 un rapporto del Pentagono a fronte di oltre 13mila armi consegnate all’esercito iracheno se n’era persa traccia per più di 12mila: tra quelle armi figurano pistole, fucili d’assalto, mitragliatrici e lanciagranate. Una simile situazione si è verificata in Afghanistan. Non a caso una specifica ricerca del SIPRI definisce questi due paesi come “gli esempi più evidenti dei rischi collegati alla fornitura di armi a Stati fragili”. Senza adeguate misure e controlli vi è quindi l’altissimo rischio che anche le “nostre” armi possano finire nelle mani sbagliate. Aggiungendo problemi ad una situazione già drammatica.

In coda a questo Comunicato esplicitiamo le domande poste già da settimane all'attenzione del Ministro della Difesa e che non hanno ricevuto ad oggi alcuna risposta. La nostra Rete avanza ancora una volta la richiesta di poter essere parte attiva (anche contestualmente ad analoga iniziativa parlamentare) di un monitoraggio dell’invio di armi in Iraq che dimostri nei fatti la volontà di trasparenza espressa a parole dal Governo. “Chiediamo accesso a tutti i documenti per poter eseguire una registrazione del materiale inviato secondo gli standard impiegati in casi analoghi da organismi e nostri partner internazionali il tutto nell’ottica di una reale ed effettiva tracciabilità delle armi e delle munizioni che verranno spedite” conclude Vignarca.

Rete Italiana per il Disarmo ribadisce infine la propria richiesta affinché venga subito aperta un’inchiesta parlamentare considerato che una parte di quelle armi pare sia stata inviata nel 2011 agli insorti di Bengasi apponendo da parte dell’allora governo in carica (Berlusconi IV) il segreto di stato” (del quale la nostra Rete aveva chiesto conto al Presidente della Repubblica Napolitano senza ricevere alcuna risposta).

Le domande di Trasparenza di Rete Disarmo (ancora senza risposta)

Il Ministro Pinotti già per il primo invio ed anche ieri ha dichiarato che "le armi sono già a Baghdad".
Si potrebbe ricostruire il percorso seguito fino ad ora?
Chi ha eseguito lo spostamento da Santo Stefano al continente (e per dove?).
Come si è realizzato il trasporto verso l'Iraq?
In quali giorni e con quali tempi?
Solo dopo qualche tempo dalle discussioni parlamentari è stata confermata la presenza del Decreto interministeriale che consegna le armi del sequestro Jadran alla Difesa per fini istituzionali (un documento che la nostra Rete ha richiesto fin dal principio, come fondamentale). Come mai non è stato esplicitato ai Parlamentari (ad esempio il 20 agosto) che alcuni passi di legge dovevano essere ancora fatti prima di poter disporre degli armamenti "Jadran"?
Sia per la prima consegna che in vista della seconda il Ministro ha sottolineato la presenza di problemi burocratici non meglio specificati a Bagdad; si tratta di un punto fondamentale e da chiarire. Il ministro si riferisce alle operazioni legate allo "end user certificate”?
Ci sono problemi sugli elenchi e i quantitativi?
Abbiamo fatto richiesta di alta trasparenza su quantità e qualità delle armi prodotte, perché l'Iraq con Afghanistan è il luogo al mondo in cui è maggiormente possibile il fenomeno della dispersione delle armi rispetto agli originali destinatari. Il Ministero è disposto a fornire lista dettagliata (quindi anche con numeri di serie) di tutti gli armamenti e munizionamenti che dovranno arrivare alle forze del Governo regionale Curdo?
Abbiamo notizia di un bando attraverso Agenzia Industrie Difesa per lo spostamento del materiale esplosivo (anche le armi?) da Santo Stefano per una successiva distruzione. Riguarderebbe anche il materiale del sequestro Jadran. Ci potreste fornire maggiori informazioni a riguardo? Davvero le armi verranno ora distrutte nel momento in cui finalmente i passaggi di legge per poterle detenere sono stati fatti (mentre dal 2006 al 2009 i precedenti governi non hanno ottemperato ad una precisa Ordinanza della Magistratura)?
Nel Decreto Missioni è stato inserito un emendamento per garantire la copertura finanziaria dell'operazione (come fin da subito dichiarato dal Ministro Pinotti) in cui però pare che siano inseriti anche fondi per intervento umanitario. Si potrebbe avere dunque un dettaglio riferito ai soli costi di invio armi all'Iraq? Si può sapere chi opererà in tutte le fasi (se solo personale delle FF.AA. o anche strutture di trasporto esterne)?

Rete Italiana per il Disarmo rilancia alle Istituzioni una serie di richieste

Al Governo

1. Rivedere la decisione di inviare armi e sistemi militari alle parti in conflitto in particolar modo le armi confiscate (come il cosiddetto “arsenale Zhukov”) o non utilizzabili dalle nostre forze armate e bloccare l'invio di armi e sistemi militari verso tutti i paesi in conflitto.
2. Comunque garantire la massima trasparenza su tutta l’operazione in particolare fornendo dettagli e documentazione dei quantitativi e dei tipi di armamento spediti.
3. Consentire alla società civile e ai tecnici nazionali ed internazionali da essa indicati la supervisione sui quantitativi di armamento in spedizione e sulle iniziative intraprese per garantirne una futura tracciabilità.

Al Parlamento

1. Richiedere un resoconto dettagliato di tutti i sistemi militari e di armi che si intendono spedire e sottoporre al parere consultivo delle Camere ogni invio di armi.
2. Appoggiare la richiesta delle organizzazioni della società civile e della nostra Rete Disarmo in particolare per un monitoraggio tecnico su contenuti e criteri di tracciabilità della spedizione di materiale d’armamento che il Governo intende compiere verso l’Iraq.
3. Porre all’esame, nelle competenti commissioni parlamentari di Camera e Senato, le recenti Relazioni sulle esportazioni di sistemi militari italiani, valutare attentamente le autorizzazioni rilasciate dagli ultimi governi e il grado di trasparenza della Relazioni governativa in confronto anche con le associazioni impegnate da anni nel controllo del commercio degli armamenti.
4. Favorire un’inchiesta parlamentare su tutte le armi confiscate e detenute nei vari arsenali militari e predisporre tutte le misure necessarie per la loro pronta distruzione (alcune operazioni sono forse attualmente in corso ma non possono essere gestite, vista la loro rilevanza, solo per “via amministrativa”

Per approfondimento

I BOMBARDAMENTI RAFFORZANO LO STATO ISLAMICO

http://www.analisidifesa.it/2014/10/i-bombardamenti-rafforzano-lo-stato-... Tuttora privi di una soluzione politica e ostinatamente contrari all’apertura dei negoziati con l’Iraq e Damasco, gli Stati Uniti si intestardiscono dunque in una strategia priva di orizzonti e che contribuisce alla crisi del Medio Oriente.

Per contatti stampa Rete Italiana per il Disarmo: [email protected] – 328/3399267

Anno di pubblicazione della Notizia:

Rete Disarmo al Parlamento: perché non controllate l’export armato?

La Rete Italiana per il Disarmo Rete Disarmo chiede al Parlamento di esaminare l’export di sistemi militari e continua a denuncia ingiustificate modifiche nella Relazione governativa.
 
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 29 ottobre 2014

La Rete Italiana per il Disarmo ha inviato ieri una lettera alle competenti commissioni di Camera e Senato e all’intergruppo “Parlamentari per la Pace” per chiedere alle competenti Commissioni di mettere in calendario l’esame della Relazione sulle esportazioni di armi e sistemi militari italiani. Un esame che – nonostante le reiterate richieste della Rete Disarmo – le Commissioni non hanno adempiuto per l’intera legislaturatrascorsa venendo meno al compito di controllo dell’attività dell’Esecutivo in una materia che ha inevitabili implicazioni sulla politica estera e di difesa del nostro Paese. 

 

 

Lo scorso giugno la Presidenza del Consiglio ha inviato alle Camere la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”relativa all’anno 2013 (qui la nota e il documento). La Relazione è stata assegnata alle competenti Commissioni permanenti di Camera e Senato (Affari costituzionali, Affari esteri Industria, commercio e turismo, Finanze e tesoro e Difesa); ma, sebbene sia stato introdotto “l’obbligo governativo di riferire analiticamente alle Commissioni parlamentari sui contenuti della relazione entro 30 giorni dalla sua trasmissione”, tale obbligo non è stato ancora espletato e le competenti Commissioni parlamentari non hanno ancora messo in calendario l’esame della Relazione.

“E’ dal 2008 – spiega Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo – che le Commissioni parlamentari non prendono in esame queste Relazioni. Nel frattempo non solo è stata ampiamente modificata la legge n. 185 che dal 1990 regolamenta la materia, ma è diventato sempre più difficile capire dalle Relazioni governative quali sistemi militari vengono effettivamente esportati: siamo disponibili a fornire ai parlamentari tutte le informazioni necessarie per un accurato esame della relazione e chiediamo di essere invitati per specifiche audizioni nelle commissioni” – conclude Vignarca.  

centri di ricerca aderenti alla Rete Disarmo hanno infatti prodotto analisi puntuali delle Relazioni governative segnalando le numerose vendite di sistemi militari da parte del nostro Paese nelle zone di conflitto, a regimi autoritari, a paesi fortemente indebitatati che spendono rilevanti risorse in armamenti e alle forze armate di governi su cui pesano gravi e reiterate violazioni dei diritti umani. 

“Negli ultimi anni – spiega Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo – i Governi Berlusconi, Monti e Letta hanno autorizzato quote sempre più consistenti di esportazioni di armi e sistemi militari verso il Medio Oriente, alle monarchie saudite e ai regimi autoritari di vari paesi ex-sovietici: si tratta delle zone di maggior tensione del mondo. E’ ormai tempo – aggiunge Beretta – che il Parlamento torni a svolgere il ruolo di controllo che gli compete per verificare se queste esportazioni corrispondono alla politica estera e di difesa del nostro paese o se, invece, non siano soprattutto dettate dall’esigenza di incrementare gli ordinativi a favore delle industrie militari, in particolare di quelle a controllo statale come Finmeccanica”.

Solo lo scorso anno – informa Rete Disarmo – su un totale di poco più di 2,1 miliardi di euro di esportazioni autorizzate (€2.149.307.240), comprensivo dei “programmi intergovernativi”, quasi il 51,5% ha riguardato paesi non appartenenti né all’Ue né alla Nato, cioè un insieme di paesi che non fanno parte delle principali alleanze politiche e militari dell’Italia (Vedasi il Grafico 1). In particolare, oltre 709 milioni di euro, pari al 33% delle autorizzazioni sono state rilasciate ai paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma soprattutto nel 2013 sono stati effettivamente esportati verso questi paesi (in cui non è inclusa la Turchia) sistemi d’armamento per quasi 810 milioni di euro pari al 29,4% del totale: un record ventennale che però la Relazione – predisposta dal governo Letta e inviata alle Camere dall’attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio – omette gravemente di segnalare ai Parlamentari.

Rete Disarmo evidenzia anche la sottrazione di rilevanti informazioni nella Relazione governativa da parte degli ultimi governi. “Pur incrociando le numerose tabelle delle 1.672 pagine della Relazione governativa – spiega Carlo Tombola, coordinatore scientifico dell’Osservatorio OPAL di Brescia – è diventato ormaiimpossibile sapere quali siano di preciso i sistemi militari e gli armamenti esportati. A parte una tabella che riporta i valori complessivi delle autorizzazioni rilasciate e che genericamente ne indica le tipologie nessun’altra informazione è fornita al Parlamento per effettuare un controllo adeguato. Una grave carenza soprattutto se si pensa che il nostro Paese è uno dei maggiori produttori mondiali di armi leggere e relativi sistemi di munizionamento e che queste esportazioni sono andate crescendo negli ultimi anni” – conclude Tombola.

La sottrazione di informazioni riguarda in particolar modo la parte della Relazione redatta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dipartimento del Tesoro, che è chiamato a controllare l’attività delle aziende e degli istituti di credito per quanto riguarda la vendita di sistemi militari. “Anche se, a seguito delle recenti modifiche legislative, l’attività autorizzatoria non è più di competenza del Tesoro, ciò non giustifica la sottrazione di informazioni sulle specifiche operazioni autorizzate alle banche” – spiega ancora Beretta. “Le tabelle fornite dal Tesoro non solo sono totalmente inadeguate ma sono ridicole: in alcune appaiono sigle del tipo “Z_Agusta”, “Z_ASE”, (cfr. Tabella AA2, p.1153) che saranno pur utili al funzionario che le ha redatte e al suo dirigente, ma che sono assolutamente impresentabili in una Relazione ufficiale. Si tratta di documenti che fanno rimpiangere le chiare tabelle scritte dai funzionari del governo Andreotti con una vecchia Olivetti” – conclude Beretta. La Rete Disarmo ricorda che il controllo sulle attività bancarie e sulle intermediazioni finanziarie fu specificamente introdotto nella legislazione italiana a seguito di scandaliche negli anni ottanta coinvolsero alcune aziende e istituti bancari tra cui soprattutto la Banca Nazionale del Lavoro. 

Rete Disarmo chiede pertanto al Parlamento di adoperarsi affinché la Relazione governativa “venga prontamente esaminata nelle competenti commissioni parlamentari” e manifesta la propria disponibilità ad intervenire in specifiche audizioni sia per esplicitare le numerose questioni che riguardano l’esportazione di sistemi militari italiani e la relativa Relazione governativa e per fornire una serie di indicazioni atte a favorire un puntuale controllo parlamentare della materia. 

Anno di pubblicazione della Notizia: