Novembre 2015

Renzi in Arabia Saudita: dichiari la sospensione dell’invio di armamenti e chieda il rispetto dei diritti umani

“Chiediamo al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di annunciare formalmente la sospensione da parte dell’Italia dell’invio di sistemi militari alle forze armate saudite e una chiara presa di posizione sulle violazioni dei diritti umani del governo saudita”.

Lo scrivono in un comunicato congiunto, la Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia e l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Difesa e Sicurezza (OPAL) di Brescia.

Domenica 8 novembre e lunedì 9 novembre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha in programma una visita ufficiale a Riyad: secondo quando annunciato da Palazzo Chigi domenica 8 novembre c’è stato l’incontro con il Principe ereditario e Ministro dell’Interno, Mohammed bin Nayef, e il vice Principe Ereditario e Ministro della Difesa, Mohammed bin Salman. Lunedì 9 novembre invece il Presidente del Consiglio è in visitaalle 10 il cantiere della metropolitana di Riad e alle 13 incontrerà a Palazzo Reale, Re Salman bin Abdulaziz Al Saud.

“Pur comprendendo – afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo – l’importanza delle relazioni diplomatiche con l’Arabia Saudita per trovare soluzioni condivise alle crisi e ai conflitti che insanguinano il nord Africa e il Medio Oriente, riteniamo che la visita del presidente del Consiglio a Riyad rappresenti un’occasione per annunciare ai più alti rappresentanti della monarchia saudita la sospensione dell’invio dall’Italia di sistemi militari. Dallo scorso marzo, infatti, le forze armate saudite sono alla guida di una coalizione che è intervenuta militarmente in Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite con pesanti bombardamenti sulle zone civili e anche su scuole e strutture sanitarie causando una catastrofe umanitaria senza precedenti”.

Nei giorni scorsi il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki moon, ha condannato i bombardamenti aerei della coalizione a guida saudita che hanno colpito un ospedale di Medici senza Frontiere nella provincia di Sa’dah e ha richiamato tutte le parti attive nel conflitto a “rispettare gli obblighi stabiliti dalle convenzioni per i diritti umani e del diritto umanitario internazionale per prevenire attacchi contro i civili”. Il conflitto in Yemen ha finora causato più di 4 mila morti (di cui almeno 400 bambini) e 20mila feriti - di cui circa la metà tra la popolazione civile - provocando una “catastrofe umanitaria” con oltre un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti. 

“Come abbiamo documentato – aggiunge Giorgio Beretta dell’Osservatorio OPAL di Brescia – la scorsa settimana è partito dall’aeroporto di Cagliari Elmas  un cargo Boeing 747 che ha portato tonnellate di bombe italiane alla base militare della Royal Saudi Armed Forces di Taif. Con ogni probabilità si tratta di una nuova fornitura di bombe dell’azienda tedesca RWM Italia fabbricate a Domusnovas in Sardegna che prosegue le spedizioni degli ultimi anni (si veda l’allegato in pdf). Sappiamo che ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall’Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città dello Yemen bombardate dalla coalizione saudita: il nostro Ministero degli Esteri non ha mai smentito che le forze militari saudite stiano impiegando anche ordigni prodotti in Italia in questo conflitto e non ha mai risposto alle interrogazioni riguardo alle forniture di armamenti al governo di Riad”.

Sono note le pesanti limitazioni in Arabia Saudita alle libertà democratiche (libertà di parola, di stampa, di associazione sindacale, di culto, ecc.), le discriminazioni verso le donne, le reiterate violazioni dei diritti umani e la costante pratica delle punizioni corporali, della tortura e della pena di morte, anche per reati minori, inflitta con la decapitazione pubblica. L’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze capitali: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone e da gennaio ad ottobre 2015 le esecuzioni sono state almeno 138. Inoltre, risulta formalmente ancora in vigore la condanna “per offesa all’Islam” al blogger Raif Badawi a dieci anni di prigione e mille frustate (50 per sessione) e nelle scorse settimane la Corte penale speciale e la Corte suprema saudite hanno confermato la sentenza capitale nei confronti del giovane attivista sciita Ali Mohammed Baqir al-Nimr per la “partecipazione a manifestazioni antigovernative” all’età di 17 anni: la condanna sarebbe stata emessa sulla base di una confessione estorta con torture e maltrattamenti.

“La visita ufficiale del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, all’Arabia Saudita – dichiara Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – costituisce  un’occasione per esprimere da parte del nostro paese una chiara condanna delle violazioni dei diritti umani perpetrate da anni dalle autorità saudite. Ci auguriamo, inoltre, che il capo del governo accolga i nostri reiterati appelli per istituire una commissione d’inchiesta internazionale sui crimini di guerra commessi in Yemen e dichiari una sospensione dei trasferimenti di sistemi militari italiani che alimentano da mesi questo conflitto”. 

 La legge italiana n. 185 del 1990 vieta espressamente l’esportazione di armamenti “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto  con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio  dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere” (art.1, c.1). 

 

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Renzi in Arabia Saudita: dichiari la sospensione dell’invio di armamenti e chieda il rispetto dei diritti umani

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Ancora bombe italiane in Arabia Saudita? Il Governo le fermi

Un nuovo invio – notturno – dalla Sardegna è previsto per oggi secondo il deputato Mauro Pili.

La Rete italiana per il Disarmo apprende con preoccupazione la notizia diffusa in queste ore dall'onorevole Mauro Pili, che ne ha parlato anche in aula alla Camera, di un nuovo trasporto di bombe prodotte in Sardegna previsto per la prossima notte verso l'Arabia Saudita. Secondo il deputato sardo si tratterebbe, come già avvenuto lo scorso 30 Ottobre, di una spedizione di ordigni dalla fabbrica RWM di Domusnovas verso il Regno Saudita. Con operazioni di carico fatte durante le ore notturne, forse proprio per rendere meno visibile all'opinione pubblica questa intenzione.

“Se la notizia verrà confermata – commenta Giorgio Beretta dell’Osservatorio OPAL di Brescia –  riteniamo sia grave e irresponsabile che dall’Italia parta un nuovo carico di bombe destinate all’Arabia Saudita. Ordigni inesplosi esportati dalla RWM Italia e sganciati dalla Royal Saudi Air Force stati trovati nelle zone abitate da civili in Yemen dove è in corso un conflitto senza alcun mandato delle Nazioni Unite. Proprio ieri il Consiglio europeo si è dichiarato estremamente preoccupato per l'impatto delle ostilità in corso in Yemen, inclusi i bombardamenti e per gli attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili, in particolare le strutture sanitarie e le scuole. Questo nuovo carico di bombe, dopo quello partito a fine ottobre, dimostra l’urgenza dell’Arabia Saudita di ricevere forniture da impiegare prontamente in Yemen” – conclude Beretta.

Le Nazioni Unite già da mesi riportano come in Yemen sia in corso una “catastrofe umanitaria” senza precedenti, con 21 milioni di persone, pari all’80% della popolazioneche necessitano di aiuti umanitari e sei milioni di persone bisognose di assistenza di primo soccorso immediata. Gli ultimi dati riportano di oltre 6mila morti di cui più della metà tra la popolazione civile

Come già in occasione della recente spedizione avvenuta con cargo aereo, la Rete italiana per il Disarmo conferma il proprio giudizio: si tratta di una palese violazione della nostra legge sull'export militare e di una fornitura che andrà a contribuire in breve tempo alle ostilità nella sanguinosa guerra in corso in Yemen. Ci rivolgiamo ancora una volta al Governo, che finora non ha risposto ad un appello simile che la nostra Rete ha diffuso nei giorni scorsi insieme ad Amnesty International  e Opal Brescia, affinché si fermino questi spedizioni di armi e morte. Numerose interrogazioni parlamentari sono già state presentate nel corso degli ultimi mesi, ma senza alcun tipo di risposta. Consideriamo grave il silenzio del Governo è ancora più grave che si vadano a fomentare conflitti in un'area altamente rischiosa come quella mediorientale.

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Bombe all’Arabia Saudita: inaccettabile che per la Pinotti sia “tutto regolare”

A seguito delle recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, secondo cui le forniture di bombe aeree all’Arabia Saudita sarebbero “regolari” e “nel rispetto della legge”, Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia e l’Osservatorio OPAL di Brescia chiedono un incontro urgente con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per chiarire la posizione del Governo italiano sulle esportazioni di armamenti. 

E’ inaccettabile che la ministro della Difesa, Roberta Pinotti, sostenga che sono regolari le fornitura di bombe e materiali militari italiani all’Arabia Saudita impegnata in un conflitto in Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite. Chiediamo un incontro urgente con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per chiarire la posizione del governo italiano sulle esportazioni di armamenti”. Lo scrivono in un comunicato congiunto la Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia e l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Difesa e Sicurezza (OPAL) di Brescia

In una intervista rilasciata ieri a margine di un convegno, il ministro Pinotti ha affermato, a proposito delle recenti spedizioni di bombe aeree fabbricate in Italia e inviate in Arabia Saudita, che “è tutto regolare per quanto riguarda le autorizzazioni” e che il Governo italiano “opera nel rispetto della legge”.

“Il ministro Pinotti sa bene – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo – che la legge n. 185 del 1990 vieta espressamente le esportazioni di tutti i materiali militari e loro componenti verso i Paesi in stato di conflitto armato e in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Segnalo al Ministro Pinotti che l’Arabia Saudita lo scorso 28 marzo ha formalmente annunciato alle Nazioni Unite il suo intervento militare in Yemen, ma non ha mai ottenuto dall’Onu alcuna autorizzazione né legittimazione. Il governo dovrebbe perciò sospendere immediatamente l’invio di materiali militari ai sauditi e rispondere in parlamento alle numerose interrogazioni che da mesi sono depositate” – conclude Vignarca.

Nei giorni scorsi è stata portata a termine una nuova spedizione da Cagliari di componenti di bombe prodotte negli stabilimenti RWM Italia di Domusnovas (in Sardegna) con destinazione Arabia Saudita.  E’ la terza consegna di ordigni militari del 2015, la seconda per via aerea che fa chiaramente intendere l’urgenza di approvvigionamento di materiale bellico da parte delle forze armate saudite.

“Si tratta di un carico di tonnellate di componenti di bombe italiane che è atterrato nella base militare della Royal Saudi Armed Forces di Taif – sostiene Giorgio Beretta dell’Osservatorio OPAL di Brescia. Ma non sappiamo – ed è anche questo che il governo dovrebbe chiarire – se si tratta di esportazioni che rispondono a nuove e recenti autorizzazioni o a quelle rilasciate negli anni scorsi (si veda l’allegato in pdf). Resta il fatto che ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall’Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città dello Yemen bombardate dalla coalizione saudita e che il nostro Ministero degli Esteri non ha mai smentito che le forze militari saudite stiano impiegando anche ordigni prodotti in Italia”.

Il giorno precedente, il Consiglio europeo si è dichiarato estremamente preoccupato per l'impatto delle ostilità in corso in Yemen, inclusi i bombardamenti e per gli attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili, in particolare le strutture sanitarie e le scuole. Il conflitto ha già causato più di 5.700 morti di cui almeno 830 tra donne e bambini e 20mila feriti provocando una “catastrofe umanitaria” con oltre un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti. 

Nelle scorse settimane, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki moon, ha condannato i bombardamenti aerei della coalizione a guida saudita che hanno colpito un ospedale di Medici senza Frontiere nella provincia di Sa’dah e ha richiamato tutte le parti attive nel conflitto a “rispettare gli obblighi stabiliti dalle convenzioni per i diritti umani e del diritto umanitario internazionale per prevenire attacchi contro i civili”. Oltre ai bombardamenti mai autorizzati dalle Nazioni Unite, la monarchia saudita è inoltre responsabile di gravi e reiterate violazioni dei diritti umani: un’altra condizione che – secondo la legge n. 185/1990 – dovrebbe prevenire le esportazioni di materiali militari e di armi alle forze armate saudite.

“Ancora una volta ci dobbiamo occupare di questa situazione – dichiara Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – ricordando i nostri reiterati appelli per istituire una commissione di inchiesta internazionale sui crimini di guerra commessi in Yemen e per una sospensione immediata dei trasferimenti di armi. Di fonte alla catastrofe umanitaria che sta avvenendo in Yemen chiediamo al Governo italiano di esplicitare la propria posizione di pronunciarsi con chiarezza”.

Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia e l’Osservatorio OPAL di Brescia chiedono infine al Presidente Renzi ed al Ministro Gentiloni, che è titolare delle autorizzazioni all’esportazione di materiali d’armamento, di rispondere in Parlamento alle interrogazioni ricevute e a tutte le richieste della società civile.

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