Dicembre 2015

È morto Sergio Finardi

Oggi, a Chicago – dove viveva da molti anni – è morto dopo una breve malattia Sergio Finardi, amico e compagno instancabile di tante battaglie, giornalista d’inchiesta e ricercatore, fondatore di TransArms, collaboratore di OPAL e autore di numerosi articoli e saggi dedicati in particolare al tema del trasporto di armamenti, di cui era diventato uno dei maggiori esperti mondiali.

Nato a Cremona nel 1950, si era formato nel pieno delle lotte studentesche. Laureatosi a Milano con una tesi sulla socialdemocrazia nordeuropea, grazie a una borsa di studio presso la Stockholm Universitet studiò l’esperienza storico-politica del socialismo svedese, poi riassunta nel libro La trasformazione in Svezia (Editori Riuniti, 1982). Vicino alle posizioni operaiste, aderì al PCI e collaborò con il CESPI, il Centro per la Riforma dello Stato di Roma, e con le riviste «Rinascita» e «Laboratorio politico».

Negli anni ’80 iniziò ad interessarsi ai sistemi di trasporto delle merci, prima come consulente aziendale e giornalista, poi come ricercatore in Vietnam e negli Stati Uniti, dove si trasferì nel 1994. Autore di diversi saggi (Il sistema mondiale dei trasporti, Il Mulino, 1995; Stati di eccezione, F. Angeli, 2001; Le strade delle armi, Jaca Book, 2002; L’Impero dei miei stivali, Jaca Book, 2005), grazie a finanziamenti americani e dell’Unione europea è stato fondatore e instancabile animatore di TransArms, centro di ricerca indipendente sul trasporto degli armamenti e la logistica per la difesa, e quindi consulente ONU ed esperto di Amnesty International in numerosi rapporti, dal 2005 ad oggi.

A lui si devono in particolare le indagini che hanno rivelato il ruolo degli operatori logistici e il flusso degli armamenti nei conflitti del dopo-11 Settembre: verso il Congo orientale e il Rwanda (2005), il Darfur (2007), Israele e Gaza (2009), lo Yemen e la Somalia (2010), l’Irak, la Libia e la Siria, nonché la rete delle coperture che assecondò i “voli segreti” nelle extraordinary renditions (2006); indagini che spesso sono confluite in suoi importanti articoli su «il manifesto».

L’improvvisa e prematura scomparsa di Sergio Finardi impegna chi l’ha amato e apprezzato per l’energia e l’umanità con cui ha animato la ricerca in un campo tanto cruciale quanto opaco, a continuare, in nome della pace possibile, il suo prezioso lavoro scientifico con la sua stessa abnegazione e la sua ironica intelligenza.

                                                                                                                                                                                               (c.t.)

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Bombe per l’Arabia Saudita: fino a quando il Governo intende evitare le proprie responsabilità?

Continua la mancanza di presa di responsabilità del nostro Governo sul “caso” delle bombe partite dalla Sardegna destinate dell’Arabia Saudita: fino a quanto l’esecutivo di Matteo Renzi intende mantenere l’ipocrisia su queste forniture militari che ormai tutto il mondo conosce? Non sono più accettabili giustificazioni raffazzonate: il Governo deve rendere conto al Parlamento e all’opinione pubblica delle proprie decisioni politiche.

Oggi, per l’ennesima volta il Governo italiano ha perso un’occasione per assumere la propria evidente responsabilità riguardo all’invio di bombe prodotte in Sardegna verso l’Arabia Saudita.

Dopo le esternazioni e le dichiarazioni della Ministro della Difesa Pinotti (“E’ tutto regolare…”, “Non sono ordigni italiani…”, “Si tratta solo di transito…”), le parole del Ministro Gentiloni in Parlamento (“Rispettiamo gli embarghi e convenzioni sulle armi vietate”) è stato oggi il sottosegretario Benedetto Della Vedova a rispondere in modo evasivo ad un’interrogazione urgente in materia, cercando di aggirare la questione per non entrare nel merito del problema.

Ormai tutto il mondo è al corrente, e lo ha dimostrato anche Rete Disarmo con documenti e informazioni di prima mano, che diverse forniture di bombe sono partite dalla Sardegna verso l’Arabia Saudita: si tratta di spedizioni rese possibili solo con l’autorizzazione del Governo sulle quali il ruolo del Parlamento è successivo (prende atto solo in un secondo tempo delle autorizzazioni emesse dal Governo) e in cui è irrilevante il fatto che la fabbrica in cui questi ordigni sono assemblati o fabbricati sia di proprietà tedesca.

Invece di scaricare la responsabilità sul Parlamento, i componenti dell’Esecutivo dovrebbero rivolgere precise domande su queste spedizioni all’Unità Autorizzazioni Materiali d’Armamento incardinata presso la Farnesina.

La domanda a cui il Governo di Matteo Renzi dovrebbe rispondere è una sola: chi ha autorizzato le forniture e le recenti spedizioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita, Paese che sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato delle Nazioni Unite?

Ci domandiamo fino a che punto il nostro Governo abbia intenzione di fingere agli occhi del mondo confermando nei fatti di non voler chiarire la questione e richiamando, nelle risposte ufficiali, vaghi riferimenti alla normativa nazionale che internazionale. Riferimenti che peraltro appaiono non pertinenti, come abbiamo già avuto modo di sottolineare. Ci domandiamo se i ministri del Governo stiano consapevolmente svicolando dalla questione o se non conoscano la normativa sull’esportazione di armi: situazione grave in qualsiasi caso.

La Legge italiana (numero 185 del 1990) non solo richiede di tenere in considerazione embarghi dell’Onu o dell’Unione Europea, ma vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il solo transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere". (art. 1. c 6a) e "verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione (art.1. c6b). 

La questione fondamentale è dunque questa: c’è una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che abbia dato mandato alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita ad intervenire militarmente in Yemen o c’è una decisione del parlamento che confermi una deliberazione del CDM a riguardo? No, non c’è: l’Arabia Saudita ha solamente annunciato all’Onu che sarebbe intervenuta militarmente in Yemen ma non ha mai richiesto alcun mandato per farlo. 

In mancanza di questo esplicito mandato continuare ad inviare bombe e sistemi militari all’Arabia Saudite è una chiara decisione politica del Governo Renzi, che se ne deve assumere tutta la responsabilità. 

Il sottosegretario Della Vedova, che nella risposta di oggi ha fatto riferimento a norme europee, dovrebbe poi sapere bene che la Posizione Comune 2008/204/CFSP (qui in .pdf) non essendo una direttiva, non ha valore vincolante e non prevede sanzioni. Richiede ai Paesi membri di verificare il rispetto degli otto criteri, ma la decisione finale nell’autorizzazione all’esportazione e all’invio di armamenti è di competenza dei singoli governi, in base alle proprie leggi nazionali. Non è quindi appropriato far riferimento alla Posizione Comune per giustificare la continua fornitura di bombe aeree alle forze armate dell’Arabia Saudita. Si dovrebbe invece valutare anche la situazione dei diritti umani e del rispetto delle convenzioni internazionali da parte dell’Arabia Saudita, paese nel quale - come riportano tutte le organizzazioni internazionali - persistono gravi e reiterate violazioni dei diritti umani, tra cui incarcerazioni immotivate, la tortura e la pena di morte attuata anche con decapitazione e crocifissione in pubblico. Considerazioni ancora più forti a pochi giorni dal 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani.

Fonte testo ed immagini: Rete Italiana per il Disarmo - 04 dicembre 2015

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