Febbraio 2016

Dopo la tortura ed uccisione Giulio Regeni

Rete Disarmo: “In Egitto pesanti violazioni dei diritti umani, l’Italia rispetti la decisione UE di sospendere invio armi”

Le armi prodotte nel nostro Paese non contribuiscano a rafforzare un governo la cui condotta è stata messa in questione da diverse organizzazioni internazionali.

La Rete Italiana per il Disarmo nel manifestare il proprio cordoglio alla famiglia Regeni per la tragica morte di Giulio, si unisce all’appello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel chiedere che “attraverso la piena collaborazione delle autorità egiziane, sia fatta rapidamente piena luce sulla preoccupante dinamica degli avvenimenti, consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato, che non può rimanere impunito”. 

Rete Disarmo apprezza i passi finora messi in atto dal Governo italiano che ha richiesto alle autorità egiziane il massimo impegno per l’accertamento della verità e dello svolgimento dei fatti, anche con l’avvio immediato di un’indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani e le parole del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha ribadito che “non ci accontenteremo di verità presunte”. 

Rete Disarmo denuncia però che, nonostante le pesanti violazioni dei diritti umani operati dalle autorità egiziane e la sospensione delle licenze di esportazione verso l’Egitto di armi e materiali utilizzabili a fini di repressione interna decretata nell’agosto del 2013 dal Consiglio dell’Unione europea, l’Italia ha continuato a inviare armi in Egitto.

“Nonostante questa decisione non sia mai stata revocata – commenta Giorgio Beretta, analistadell’Osservatorio sulle armi leggere (OPAL) di Brescia – l’Italia non solo nel 2014 ha fornito le forze di polizia egiziane di 30mila pistole, ma nel 2015 ha inviato in Egitto altri 1.236 fucili a canna liscia. Di fattol’Italia è l'unico paese dell'Unione europea che, dalla presa del potere del generale al-Sisi, ha inviato armi utilizzabili per la repressione interna all’Egitto” – conclude Beretta.

Rete Disarmo chiede perciò al Governo Renzi di ottemperare alla decisione del Consiglio dell’Unione europea e di sospendere l’invio alle forze militari, agli apparati di sicurezza e alle forze dell’ordine dell’Egitto di ogni tipo di arma e di materiali che possano venire impiegati per la repressione interna.

Una repressione che anche Amnesty International denuncia con estrema chiarezza: da quando il generale Al Sisi è salito al potere, le organizzazioni per i diritti umani hanno registrato centinaia di casi di sparizioni e oltre 1700 condanne a morte, quasi tutte ancora non eseguite. La tortura è praticata abitualmente nelle stazioni di polizia e nelle carceri, compresi i centri segreti di detenzione. La libertà d'espressione e manifestazione pacifica è pesantemente limitata e i difensori dei diritti umani e i giornalisti subiscono persecuzioni e processi irregolari. 

“In questo contesto – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo – appare ancor più grave il continuo invio dall’Italia di armi verso l’Egitto: significa, infatti, sostenere direttamente l’operato delle forze di polizia e di sicurezza e fornire strumenti per poter compiere le loro brutali azioni di repressione”. A seguito del colpo di Stato con cui l’allora ministro della Difesa, generale al-Sisi, depose il presidente eletto Morsi, il Consiglio dell'Unione europea nell’agosto del 2013, condannando con la massima fermezza tutti gli atti di violenza, decise di “sospendere le licenze di esportazione verso l’Egitto per qualsiasi attrezzatura che potrebbe essere usata a fini di repressione interna”. 

“L’Italia – aggiunge Martina Pignatti Morano, presidente dell’associazione “Un ponte per…” –  ha scelto di attuare una riabilitazione politica del regime militare in cambio di un accordo sulla vendita e sul trasporto del gas naturale trovato dall’ENI al largo delle coste egiziane, e ora spera di utilizzare le forze armate egiziane per un intervento militare di terra in Libia. Diritti umani e libertà d’espressione non sono stati nemmeno messi sul piatto della bilancia, nonostante sia noto che il 14 agosto 2013 l’allora ministro della difesa Al Sisi si è reso responsabile del più grave massacro di manifestanti di cui si abbia memoria: almeno mille morti in un giorno solo secondo Human Rights Watch”.

Il corpo di Giulio oggi ci parla di giornalisti imbavagliati e torturati, di decine di migliaia di attivisti – musulmani e laici, senza distinzioni – arrestati sotto il regime di Al Sisi, di almeno un torturato su quattro che viene ucciso. In quelle carceri un attivista può decidere di diventare un jihadista, come accade per tanti militanti nelle carceri siriane di Assad o come avveniva nelle prigioni irachene di al-Maliki, apprendendo da quei regimi la folle logica del terrore. Chiudere quelle carceri e disarmare gli aguzzini diventa prioritario anche per la lotta contro Daesh.

 

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Comunicato di Rete Italiana per il Disarmo e Osservatorio OPAL di Brescia - Vicenza HIT Show

Positivo annuncio del Comune di Vicenza di promuovere un percorso di responsabilità sociale della fiera delle armi HIT Show: lo verificheremo e sosterremo

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - OPAL Brescia

La Rete Italiana per il Disarmo e l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e di Difesa (OPAL) di Brescia considerano positiva la decisione comunicata loro con Atto protocollato del Comune di Vicenza giovedì 11 febbraio u.s., dall’Assessora alle Comunità e alle Famiglie, Isabella Sala, di farsi promotrice di diverse istanze da loro espresse riguardo alla manifestazione HIT Show (Hunting, Individual protection and Target Sports) che dallo scorso anno si tiene presso la Fiera di Vicenza.

I due organismi, assieme a diverse associazioni vicentine, già nei mesi scorsi segnalando diverse criticità della manifestazione fieristica avevano chiesto all’Amministrazione comunale di promuovere, a partire dall’edizione che si conclude oggi (lunedì 15 febbraio) un percorso per giungere a definire un Codice di autoregolamentazione di HIT Show che prevedesse, tra l’altro, il divieto per i minori di accedere, anche se accompagnati, ai padiglioni dove sono esposte armi da fuoco e di organizzare nei giorni della fiera un convegno sui temi che riguardano la promozione delle armi (produzione e commercializzazione, nazionale e internazionale, trasparenza del settore, saloni fieristici nell’Unione europea, ecc.) in relazione alla crescente diffusione delle medesime, anche nel nostro Paese, e alla sicurezza pubblica.

 

I due organismi ritengono che HIT Show, esponendo in un unico evento fieristico armi per la difesa personale insieme a quelle per le attività venatorie, per il tiro sportivo e per il collezionismo e consentendo l’accesso al pubblico senza restrizioni di età, stia facendo, consapevolmente o meno, un’operazione di tipo ideologico che si configura come una promozione delle armi di ogni tipo (escluse quelle per specifico impiego militare) a favore della loro diffusione. Una promozione che, anche in considerazione della crescente tendenza a rispondere con le armi a fronte di furti e reati alla proprietà, i due organismi considerano inammissibile se non associata ad una rigorosa autoregolamentazione da parte della Fiera e ad un’approfondita riflessione culturale.

In risposta alle richieste dei due organismi, venerdì scorso l’Assessora Sala ha comunicato che “in seguito al confronto avuto durante l’anno con le associazioni impegnate sui temi della pace e del disarmo, l’Amministrazione Comunale si fa promotrice presso Fiera di Vicenza dell’opportunità della predisposizione di un codice di responsabilità sociale relativo all’evento Hit per l’edizione 2017, da condividere con i diversi portatori di interesse in una interlocuzione costruttiva che coinvolga le associazioni impegnate sul tema del controllo delle armi”. 

 

“Sempre in accordo e collaborazione con le associazioni – afferma la nota dell’Assessore –  promuoveremo un incontro di approfondimento nella prossima primavera che porti all’attenzione del pubblico dati e aspetti che riguardano la produzione e la diffusione delle armi a livello nazionale e internazionale con una attenzione particolare per ciò che riguarda la sicurezza pubblica”.

“Per quanto riguarda i minori – conclude l’Assessore Sala –  apprezzando l’attenzione di Fiera di Vicenza che stabilisce in un regolamento del visitatore che i minori non possano maneggiare le armi, riteniamo che all’interno del codice di responsabilità sociale sia possibile ragionare ulteriormente su questo aspetto, compatibilmente con l’impostazione logistica del salone e tutti i possibili accorgimenti organizzativi. Ci confronteremo a breve con Fiera su questi temi e siamo sempre aperti al dialogo con le associazioni e tutti i cittadini impegnati sui temi della pace”.

Rete Italiana per il Disarmo e Osservatorio OPAL di  Brescia, pur rammaricandosi per il ritardo della risposta da parte dell’Amministrazione comunale, esprimono apprezzamento per la decisione comunicata dall’Assessore Isabella Sala e manifestano la disponibilità a offrire il proprio contributo sia per la definizione di un Codice di responsabilità da parte della Fiera sia per contribuire ad organizzare il succitato convegno e a fare in modo che le prossime edizioni di HIT Show siano aperte da simili convegni organizzati e promossi dalla Giunta cittadina in dialogo con le rappresentanze della società civile e della Fiera.

Rete Italiana per il Disarmo e Osservatorio OPAL di Brescia ritengono questo percorso di fondamentale importanza per promuovere anche nei giorni del salone fieristico HIT Show la “cultura della pace e dei diritti umani mediante iniziative culturali e di ricerca, di educazione e di informazione e con il sostegno alle associazioni, che promuovono la solidarietà con le persone e con le popolazioni più povere” definita dallo Statuto del Comune di Vicenza (Art. 2)

 

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Parlamento Europeo vota per embargo armi ad Arabia Saudita. Rete Disarmo: Commissione e Governo italiano si muovano subito

Roma, 25 febbraio 2016

Rete Italiana per il Disarmo e le realtà europee di ENAAT si congratulano con il voto odierno nella Sessione Plenaria del Parlamento Europeo, che si è espresso sulla grave situazione umanitaria dello Yemen chiedendo alla Vicepresidente della Commissione Federica Mogherini di iniziare un percorso verso l'embargo di armi nei confronti dell'Arabia Saudita.

 

Con una decisione storica, ed importantissima sul piano umanitario a riguardo di una delle peggiori crisi derivanti da conflitto dei giorni nostri, il Parlamento Europeo ha adottato oggi una Risoluzione sullo Yemen che richiama la necessità di porre fine alla guerra in corso con modalità di pieno rispetto della Legge Internazionale Umanitaria e un esplicito Emendamento (votato da 359 Parlamentari con 212 voti contrari) che richiama la necessità di fermare il flusso di armi nella regione.

L'Emendamento (presentato da diversi gruppi: S&D, ALDE, Verdi, EFDD, GUE) richiede espressamente che la Vicepresidente della Commissione ed Alto Rappresentante della Politica Estera Federica Mogherini lanci un'iniziativa volta ad imporre un embargo di armi nei confronti dell'Arabia Saudita. Tutto ciò a causa delle continue e documentate denunce di violazioni dei diritti umani nei confronti della coalizione a guida saudita che da mesi sta bombardando lo Yemen ed anche poiché continuare a vendere armi al Riyad configurerebbe una violazione della Posizione Comune del 2008 sull'export militare.

Siamo davvero contenti che il Parlamento UE abbia scelto di supportare questo importante Emendamento - commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – è un modo diretto per riconoscere gli sforzi che da mesi le ONG europee che si occupano di disarmo e controllo degli armamenti stanno facendo per fermare l'impatto negativo delle armi europee nel conflitto in Yemen. Ora è responsabilità della Commissione Europea, ed in particolare della Vicepresidente Federica Mogherini implementare questa forte posizione politica”. Le realtà internazionali che afferiscono ad ENAAT (European Network Against Arms Trade) chiedono dunque che ora ci sia una veloce e chiara applicazione dell'Emendamento soprattutto a salvaguardia dei principi contenuti nella Posizione Comune 2008.

Vedremo anche cosa faranno gli Stati Membri, 26 dei quali hanno già sottoscritto il Trattato Internazionale sugli armamenti (ATT) - continua Vignarca – e ora dovranno agire per soddisfare uno dei suoi principali obiettivi, che è quello di controllare il flusso di armi in aree dove possano essere usate per violare i diritti umani e le Leggi Umanitarie internazionali”.

La decisione del Parlamento Europeo è in particolare molto importante per il caso italiano, non solo perché l'Italia ha sottoscritto, tra i primi Paesi al mondo, il Trattato ATT ma anche perché la nostra Legge nazionale 185/90 proibisce la vendita di armi a paesi che siano in Stato di conflitto armato. Eppure sono almeno sei le spedizioni di bombe verso l'Arabia Saudita registrate negli ultimi mesi e per questo motivo negli scorsi giorni Rete Disarmo ha depositato Esposti in diverse Procure d'Italia (segnalando anche la violazione del Trattato Internazionale e della Posizione Comune UE).

Anche l’Italia – dichiara Giorgio Beretta, analista dell'Osservatorio OPAL di Brescia – in questi mesi ha continuato a inviare ai Sauditi tonnellate di bombe aeree che sono state utilizzate dalla Royal Saudi Air Force per bombardare aree civili, ospedali, strutture sanitarie ed educative. Si tratta di azioni militari che il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, ha ripetutamente condannato e che costituiscono una chiara violazione del diritto umanitario. E’ pertanto urgente che anche con questo voto il Parlamento Europeo chieda a tutti i Governi dei Paesi Membri di rispettare le regole che normano le esportazioni di sistemi militari e di porre fine all’invio di armamenti a tutte le forze attivamente impegnate nel conflitto in Yemen. Ringraziamo ovviamente tutti i Parlamentari Europei che hanno votato a favore della Risoluzione e dell'Emendamento sostenuto dalla società civile europea”.

Nelle scorse settimane le realtà di ENAAT avevano inoltrato al Consiglio degli Affari Esteri che al Parlamento europeo le seguenti richieste:

  • Agli Stati Membri dell'UE di sospendere immediatamente tutti i trasferimenti di armi e qualsiasi supporto militare all'Arabia Saudita e ai suoi alleati nel conflitto in Yemen
  • Alla Vice-Presidente della Commissione UE ed Alto Rappresentante per la Politica Estera Federica Mogherini di promuovere nell'ambito del Consiglio degli Affari Esteri l'istituzione di un embargo su armi ed addestramento militare nei confronti dell'Arabia Saudita
  • Agli Stati Membri dell'UE di approntare ed applicare misure che configurino una più stringente interpretazione della Posizione Comune UE sui trasferimenti di armi, irrobustendo i controlli nazionali dei Parlamenti riguardo all'implementazione di tale Posizione Comune

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