Ottobre 2016

L'Unione Europea dovrebbe investire di più nella pace, non dare sussidi all'industria bellica

Fornire sussidi all'industria delle armi non è sicuramente la maniera migliore con cui il progetto europeo, fin dall'inizio fondato invece sulla pace, potrà recuperare sostegno presso cittadini ormai molto "euroscettici". 
Al contrario l'Unione Europea dovrebbe investire in posti di lavoro i progetti di ricerca che possano aiutare a prevenire i conflitti.
Laetitia Sedou (Programme Officer in Bruxelles - European Network Against Arms Trade)
Fonte: Euractiv - ENAAT - 15 settembre 2016

Dopo alcuni anni di lavoro continuo e persistente, oltre che discreto, in particolare di gruppi di pressione delle industrie gli armamenti come ASD, e con il supporto di alcuni Stati membri e di alcuni Parlamentari europei, l'Unione oggi è solo a pochi passi di distanza da iniziare a fornire sussidi per la ricerca legata agli armamenti. Utilizzando denaro pubblico europeo.

Un'Azione Preparatoria (Preparatory Action - PA) sulla ricerca nella Difesa scritta da un gruppo di consulenti denominato "Gruppo di Personalità", oltre la metà dei quali legato all'industria, è ora incluso nello schema di Bilancio per il 2017. In pratica l'industria degli armamenti sta consigliando l'Unione Europea di sostenere finanziariamente l'industria degli armamenti! E questo è solo l'inizio, perché obiettivo di lungo termine già in prospettiva è quello di definire un Programma di ricerca per la Difesa europea completamente inserito nel Budget standard per un valore di circa 3,5 miliardi di euro nel periodo dal 2021 al 2027....leggi tutto

 

 

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La Ministra Roberta Pinotti in Arabia Saudita per promuovere contratti militari in spregio ai diritti umani

Comunicato congiunto con Amnesty International Italia

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - Amnesty International Sezione Italiana - 06 ottobre 2016

La Ministra della Difesa, sen. Roberta Pinotti, si è recata nei giorni scorsi in Arabia Saudita per alcuni incontri di alto livello. I media sauditi riportano che la ministra è stata ricevuta il 4 ottobre, dal Re saudita Salman e successivamente dal Vice principe ereditario e Ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman.

I media sauditi riportano che nei colloqui con re Salman la ministra Pinotti abbia discusso “le modalità per rafforzare le relazioni bilaterali” e abbia “passato in rassegna i recenti sviluppi sulla scena regionale ed internazionale”. Con il Vice principe ereditario, invece, sono state discusse “le modalità per migliorare le relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa”. 

Al centro di questi colloqui – riporta il sito Tactical Report – vi sarebbero stati “contratti navali” che, trattandosi di ministri della Difesa, è da ritenere siano di tipo militare. Si comprende così chiaramente la ragione della presenza nella delegazione italiana del Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti, il Generale di Squadra Aerea Carlo Magrassi.

L'evidente riserbo, con poche notizie diffuse, del Ministero della Difesa su questa visita e sull’oggetto specifico dei contratti navali è motivo di forte preoccupazione” – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo. “Lo è soprattutto in considerazione delle attività militari e dei bombardamenti sauditi in Yemen. Da marzo dell’anno scorso, infatti, l’Arabia Saudita si è posta a capo di una coalizione militare che, senza alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite, è intervenuta nel conflitto in Yemen con pesanti bombardamenti anche sulle zone civili, tra cui alcune strutture sanitarie di Medici senza Frontiere, notoriamente segnalate come tali a tutti i contendenti”...leggi tutto

 

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Procura di Brescia apre inchiesta su armi italiane ad Arabia Saudita, soddisfazione di Rete Disarmo

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la propria soddisfazione per la conferma di apertura di un'inchiesta, da parte della Procura di Brescia, sulle forniture di bombe italiane al regno saudita a seguito dell'esposto presentato da RID in diverse città italiane a Gennaio 2016. La notizia di possibile reato era relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani. Rete Disarmo esplicita a riguardo la piena disponibilità a collaborare con i Magistrati di Brescia, in particolare con il dott. Salamone titolare del fascicolo.
 
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 07 ottobre 2016
La Procura di Brescia ha da qualche settimana dato avvio ad un'inchiesta relativamente alle forniture di bombe 'made in Italy' verso l'Arabia Saudita, con ipotesi di possibile violazione della legge 185 del 90. Lo riporta un articolo odierno del settimanale Panorama che conferma indiscrezioni precedenti e ribadisce l'importanza e la fondatezza dell'Esposto su tale questione presentato da Rete Disarmo a gennaio 2016 in diverse Procure d'Italia. 

Le indagini, coordinate dal Magistrato bresciano dottor Fabio Salamone, non si sono limitate allo studio delle carte e delle notizie presenti nel testo di Esposto ma hanno già visto l'effettuazione di passi concreti di acquisizione diretta di nuove informazioni. Corroborate anche da documenti ufficiali del Governo tedesco (ricordiamo che la fabbrica RWM italia di Domusnovas da cui sono partite le bombe è di proprietà Rheinmetall) ottenuti dai ricercatori di Rete Disarmo e dimostranti la piena responsabilità italianasulle (almeno) sei forniture dirette tra la Sardegna e Riad.

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la soddisfazione per questa decisione della Procura di Brescia che permetterà di fare luce su un caso problematico di commercio di internazionale di armi, emblematico anche di molti altri accordi simili. La RID si mette a piena disposizione dei Magistrati - come già fatto in questi ultimi mesi - per fornire dati e informazioni utili all'inchiesta. Il nostro auspicio è che si arrivi finalmente ad un esplicito chiarimento a riguardo di meccanismi di autorizzazione dell'export militare che a nostro parere configurano da tempo una possibili violazioni della nostra normativa nazionale sul tema...leggi tutto

 

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La Procura di Brescia apre inchiesta su armi italiane ad Arabia Saudita, soddisfazione di Rete Disarmo

Rassegna Stampa del Comunicato del 07/10/2016
Inchiesta, bombe italiane da Cagliari allo Yemen
Yemen, i massacri e le armi "italiane"
Armi dall'Italia allo Yemen, ora si indaga
Bombe "italiane" allo yemen, il giallo divieti
E la Procura di Brescia indaga sulle bombe "made in sardegna" e vendute a Riad
Yemen, massacri con armi italiane
Video: Armi in Arabia Saudita, il ministro Pinotti:" Non mi occupo di export". Rete Disarmo: " Anche Difesa è parte in causas".
La Radio ne parla: Arabia Saudita e Yemen
  1. La Guerra sporca dell'Italia
  2. La Guerra sporca dell'Italia
  3. La Guerra sporca dell'Italia

Bombe di Brescia all'Arabia Saudita, la Procura apre un'inchiesta  -  il PDF

Bombe vendute all'Arabia " Ora il ministro chiarisca"

Traffico illegale di armi? Un'inchiesta in Procura 

Armi "bresciane" in Yemen? La procura intende far luce.
I sauditi uccidono in Yemen la Pinotti fa affari con Ryad
Il vaso di pandora yemenita e la strategia usa

Brescia: Procura finalmente apre una inchiesta sulle armi vendute all'Arabia Saudita

Armi all'Arabia Saudita e guerra allo Yemen

Bombe made in Sardinia: la Procura di Brescia indaga sull'export ai sauditi
Procura di Brescia: indagini sulle bomba "made in Domusnovas"
"Bombe italiene da Cagliari allo Yemen" La Procura di Brescia apre un'inchiesta
Inchiesta sulle armi italiane in Arabia Saudita
Aperta un'inchiesta sulle bombe Rwm di Domusnovas
"Bombe italiane da Cagliari allo Yemen" La procura di Brescia apre un'inchiesta
Le bombe made in Italy uccidono in Yemen. Ora indaga la magistratura
Fabbrica di bombe Rwm a Domusnovas, la Procura apre un'inchesta
Bombe italiane all'Arabia Saudita? Il Governo tace, i magistrati indagano
Bombe italiane vendute all'Arabia Saudita. ma il ministro non risponde
Procura di Brescia apre inchiesta su armi italiane ad Arabia Saudita
Le armi e i migranti delle guerre
Bombardare un funerale. L'abisso dello Yemen
Italian Defence minister visit to Riyadh sparks furore
Triangolazioni per armare l'Arabia Saudita. Partono dalla Sardegna i missili che uccidono nello yemen
Che ci fa il Ministro Pnotti in Arabia Saudita?
Bombe italiane vendute all'Arabia Saudita, aperta un'inchiesta: " Fate piena luce"
Yemen, la tregua è inesistente: continua la pioggia di bombe fabbricate in occidente (e in Italia)

 

Da NY (Francesco Vignarca)

La guerra sporca dell’Italia in Yemen

il manifesto 15 ottobre 2016
 

La guerra sporca dell’Italia in Yemen

 

Export di morte. «La ditta Rwm Italia ha esportato in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente». I dati sulle esportazioni degli armamenti made in Italy sono opachi, ma dalla ministra della Difesa Pinotti arriva la conferma indiretta del nostro coinvolgimento nei bombardamenti della coalizione a guida saudita che fanno strage di civili.

di Giorgio Beretta (Analista dell’Osservatorio Permanente sulle armi leggere e le politiche di difesa e sicurezza di Brescia)

Potrebbero essere di fabbricazione italiana le bombe che sabato scorso hanno colpito l’edificio a Sana’a in Yemen dove era in corso una cerimonia funebre causando 155 morti e più di 530 feriti. Il corrispondente della tv britannica ITV, Neil Connery, che è entrato nell’edifico poco dopo il bombardamento, ha infatti pubblicato via twitter la foto di una componente di una bomba che, secondo un ufficiale yemenita, sarebbe del tipo Mark 82 (MK 82).

Altre immagini pubblicate via twitter sono più precise: riportano la targhetta staccatasi da una bomba con la scritta: «For use on MK82, FIN guided bomb». Segue un numero seriale: 96214ASSY837760-4. L’ordigno sarebbe stato prodotto su licenza dell’azienda statunitense Raytheon per essere usato su una bomba MK82. Ma non è chiara l’azienda produttrice e il paese esportatore. Che potrebbe essere anche l’Italia.

Bombe del tipo MK82, infatti, sono prodotte nella fabbrica di Domusnovas in Sardegna dalla Rwm Italia, azienda tedesca del colosso Rheinmetall, che ha la sua sede legale a Ghedi, in provincia di Brescia. E sono state esportate dall’Italia, con l’autorizzazione da parte dell’Unità per le autorizzazioni di materiali d’armamento (UAMA).

La conferma, seppur in modo indiretto, l’ha data mercoledì scorso (il 12 ottobre) la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, rispondendo a una interrogazione del deputato Luca Frusone (M5S): «La ditta Rwm Italia – ha detto la ministra Pinotti – ha esportato in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente».

All’azienda Rwm Italia nel biennio 2012-13 sono state infatti rilasciate da parte dell’Uama autorizzazioni all’esportazione per bombe aeree di tipo MK82 e MK83 destinate all’Arabia Saudita per un valore complessivo di oltre 86 milioni di euro. Impossibile invece sapere quante e quali bombe siano state esportate dall’Italia all’Arabia Saudita nell’ultimo biennio: le voluminose relazioni inviate al parlamento dal governo Renzi riportano infatti solo il valore complessivo delle autorizzazioni all’esportazione verso i singoli paesi e le generiche tipologie di armamento (munizioni, veicoli terrestri, navi, aeromobili, ecc.).

Anche le dettagliate tabelle compilate dal ministero degli Esteri allegate alla relazione governativa che riportano tutte le singole autorizzazioni rilasciate alle aziende produttrici mancano di un dato fondamentale: il paese destinatario. Si può cioè sapere, ad esempio, che nel 2015 alla Rwm Italia sono state rilasciate 24 autorizzazioni per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro, ma non si possono sapere i paesi destinatari. E si può sapere che, sempre nel 2015, alla RWM Italia è stata concessa la licenza ad esportare 250 bombe inerti MK82 da 500 libbre insieme ad altre 150 bombe inerti MK 84 per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, ma la tabella ministeriale non riporta il paese acquirente, rendendo così impossibile il controllo parlamentare e dei centri di ricerca. Informazioni che erano invece riportate fin dai tempi delle prime relazioni inviate al parlamento dai governi Andreotti. E che, incrociando le tabelle dei vari ministeri, si potevano evincere fino ai governi Berlusconi. Ha un bel dire la ministra Pinotti che la relazione governativa al parlamento consentirebbe «l’attività di verifica e di controllo così come spetta al parlamento»: se non sa cosa di preciso si esporta verso un paese, come fa il Parlamento a controllare?

Un dato però è certo: nel biennio 2014-5 il governo Renzi ha autorizzato esportazioni verso l’Arabia Saudita per un valore complessivo di quasi 419 milioni di euro: un chiaro “salto di qualità” se si pensa che una decina di anni fa le autorizzazioni per armamenti destinati alle forze militari saudite non superavano i dieci milioni di euro. 

Nel biennio 2014-15 il ministero degli Esteri ha infatti autorizzato l’esportazione verso l’Arabia Saudita di un vero arsenale militare per un valore complessivo di quasi 420 milioni di euro. Tra questi figurano «armi automatiche» che possono essere utilizzate per la repressione interna, «munizioni», «bombe, siluri, razzi e missili», «apparecchiature per la direzione del tiro», «esplosivi», «aeromobili» tra cui componenti per gli Eurifighter «Al Salam», i Tornado «Al Yamamah» e gli elicotteri EH-101, «apparecchiature elettroniche» e «apparecchiatire specializzate per l’addestramenti militare». Nel medesimo biennio sono stati consegnati alle reali forze armate saudite sistemi e materiali militari per oltre 478 milioni di euro.

Ma c’è un altro fatto certo. Nei mesi tra ottobre e dicembre dello scorso anno dall’aeroporto civile di Elmas a Cagliari sono partiti almeno quattro aerei Boeing 747 cargo della compagnia azera Silk Way carichi di bombe prodotte nella fabbrica Rwm Italia di Domusnovas in Sardegna: i cargo sono atterrati alla base della Royal Saudi Air Force di Taif in Arabia Saudita. È proprio su queste spedizioni e su tutti i sistemi militari che l’Italia sta inviando in Arabia Saudita che lo scorso gennaio la Rete italiana per il disarmo ha presentato un esposto in varie Procure. Esposto sul quale il Viceprocuratore di Brescia, Fabio Salamone, ha aperto un’inchiesta “verso ignoti” per presunte violazioni della legge sulle esportazioni di materiali miliari. 

La Legge n. 185 del 9 luglio 1990 sancisce che l’esportazione «di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia» e che «tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». La Legge vieta specificamente l’esportazione di materiali di armamento «verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere», nonché «verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione».

Dal marzo del 2015 l’Arabia Saudita si è posta a capo di una coalizione che, senza alcun mandato internazionale, è intervenuta militarmente nel conflitto in corso in Yemen.  La risoluzione n. 2216 approvata il 14 aprile del 2015 dal Consiglio di sicurezza dell’Onu non legittima, né condanna, l’intervento della coalizione a guida saudita: solo «prende atto» della richiesta del presidente dello Yemen agli Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo di «intervenire con tutti i mezzi necessari, compreso quello militare, per proteggere lo Yemen e la sua popolazione dall’aggressione degli Houti».

Cosa sia successo da quel momento è sotto gli occhi di tutti: ad oggi sono almeno 4.125 i civili uccisi e oltre 7.200 i feriti. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha ripetutamente condannato i raid aerei sauditi che hanno colpito centri abitati, scuole, mercati e strutture ospedaliere, come quelle di Medici senza Frontiere: un terzo dei loro raid ha fatto centro proprio su obiettivi civili. «Effetti collaterali», hanno commentato i sauditi.

Lo scorso agosto, l’Alto commissario per i diritti umani, il principe Zeid bin Ra’ad Al Hussein ha chiesto di avviare un’inchiesta indipendente e imparziale sulle violazioni del diritto umanitario perpetrare da tutte le parti attive nel conflitto in Yemen. La richiesta era sostenuta dai paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, ma poi è stata ritirata dall’Ue senza alcuna motivazione. A seguito delle pressioni saudite la proposta è stata accantonata e pertanto si continuerà con l’inchiesta da parte delle autorità yemenite.

A fronte della catastrofe umanitaria che sta subendo la popolazione yemenita, già lo scorso febbraio il Parlamento europeo ha votato ad ampia maggioranza una risoluzione con cui ha chiesto all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’Unione europea e di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita», alla luce delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Risoluzione che la ministra Pinotti non ha menzionato nel suo intervento in Parlamento. Forse anche perché finora è rimasta inattuata.

Sono continuate invece le esportazioni di armamenti dei paesi europei e gli affari militari con le monarchie del Golfo. Per combattere l’Isis, viene detto; che però approfittando del conflitto ha guadagnato terreno anche in Yemen.

© 2016 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

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Comunicato stampa di Rete Disarmo e OPAL sul Convegno sulle armi comuni a Vicenza

Martedì 18 ottobre 2016

La Rete Italiana per il Disarmo e l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia considerano il seminario promosso dall’Amministrazione Comunale di Vicenza sulle armi comuni un passo significativo ed auspicano che possa contribuire anche a definire presto un regolamento generale di HIT Show (Hunting, Individual Protection and Target Sports): un regolamento, cioè, sia per gli espositori che per i visitatori, capace di concretizzare l’assunzione di responsabilità etica e sociale che tale manifestazione fieristica implica. HIT Show è la fiera che da due anni si tiene a febbraio presso il quartiere fieristico vicentino a seguito di un accordo tra Fiera di Vicenza e Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni Sportive e Civili (ANPAM).

 

Giovedì 20 ottobre si tiene a Vicenza il seminario di studio e confronto “Le armi comuni in Italia e nell’Unione Europea: dati, analisi e prospettive” (dalle ore 15,00 nella Sala Stucchi in Palazzo Trissino, corso Palladio 98). Il convegno è promosso dall’Amministrazione Comunale di Vicenza e, dopo i saluti del Vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, vede gli interventi di Filippo Bubbico (Viceministro dell’Interno), Eugenio Soldà (Prefetto di Vicenza), Gaetano Giampietro (Questore di Vicenza), Nicola Perrotti (Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Produttori di Armi e Munizioni Sportive e Civili, ANPAM), Matteo Marzotto (Presidente Fiera di Vicenza) e di Giorgio Beretta (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia). Il dibattito sarà moderato da Isabella Sala (Assessora alla Comunità e alle Famiglie).

«Già dal gennaio 2015 – dichiara Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo – in occasione della prima edizione del salone nazionale HIT Show le nostre associazioni insieme a numerose realtà vicentine hanno intrapreso un’interlocuzione con l’Amministrazione Comunale per mettere in evidenza quelle che a nostro avviso rappresentano delle criticità della manifestazione fieristica e per avanzare due proposte: promuovere un momento di studio e confronto sulla diffusione e commercializzazione delle armi comuni e predisporre delle regole più stringenti riguardo all’accesso del pubblico, ed in particolare dei minori, e riguardo alle armi ed ai materiali esposti».

In particolare, in diversi comunicati e incontri pubblici svoltisi a Vicenza, Rete Disarmo e OPAL Brescia hanno evidenziato che HIT Show, esponendo in un unico evento fieristico armi per la difesa personale insieme a quelle per le attività venatorie, per il tiro sportivo e per il collezionismo, consentendo l’accesso al pubblico senza limiti di età (anche ai minori purché accompagnati) e la diffusione di materiali propagandistici senza alcuna restrizione, sta facendo, consapevolmente o meno, un’operazione di tipo ideologico-culturale che si configura come una promozione delle armi di ogni tipo, escluse quelle per specifico impiego militare. Le due associazioni ritengono questa operazione inammissibile se non viene associata ad un’approfondita riflessione culturale sulla diffusione delle armi e sulle normative che regolamentano il settore e soprattutto ad una regolamentazione da parte di HIT Show: in tal senso sono state avanzate all’Amministrazione Comunale specifiche proposte.

A seguito di diversi incontri con la referente dell’Amministrazione Comunale, l’Assessora alle Comunità e alle Famiglie, Isabella Sala, a cui hanno partecipato rappresentanti di Rete Disarmo, OPAL Brescia e varie associazioni vicentine, lo scorso 11 febbraio l’Assessora Sala ha comunicato con atto ufficiale l’intenzione dell’Amministrazione di farsi promotrice, da un lato, «presso Fiera di Vicenza dell’opportunità della predisposizione di un codice di responsabilità sociale relativo all’evento HIT Show per l’edizione 2017, da condividere con i diversi portatori di interesse in una interlocuzione costruttiva che coinvolga le associazioni impegnate sul tema del controllo delle armi», e dall’altro, di un convegno di approfondimento sul tema.

«Ci siamo rivolti all’Amministrazione Comunale – spiega Piergiulio Biatta, presidente di OPAL Brescia – sia perché essa detiene, insieme alla Provincia, un’importante quota azionaria in Fiera di Vicenza sia, soprattutto, in considerazione dello Statuto del Comune di Vicenza che impegna l’Amministrazione a promuovere, con il sostegno delle associazioni, la cultura della pace e dei diritti umani per mezzo di iniziative culturali e di ricerca. La riflessione e il confronto ampio e pubblico sul controllo della diffusione delle armi comuni con una specifica attenzione alla sicurezza pubblica è un importante passo in questa direzione: per questo salutiamo positivamente ed invitiamo a partecipare al seminario che si tiene giovedì a cui abbiamo contribuito, insieme a diverse associazioni vicentine, sia in fase di ideazione sia con l’intervento che terrà un relatore del nostro Osservatorio».

Come riporta il programma diffuso dall’Amministrazione Comunale di Vicenza, il seminario di “studio e confronto” di giovedì 20 ottobre rappresenta un momento di approfondimento per portare all’attenzione del pubblico informazioni e dati che riguardano la produzione e la diffusione delle armi a livello nazionale ed europeo con attenzione particolare alla sicurezza pubblica. Il convegno ha perciò l’obiettivo di fare il punto sulle questioni che attengono alla produzione, alla commercializzazione e al controllo della diffusione delle armi comuni.

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Per contatti:

Francesco Vignarca - Email: segreteria@disarmo.org  - Cellulare: 328-3399267 

Piergiulio Biatta – Email: piergiulio.biatta@gmail.com - Cellulare: 338.8684212

Giorgio Beretta - Email: berettagiorgio@gmail.com - Cellulare: 338-3041742

 

La Rete Italiana per il Disarmo è un organismo nazionale di coordinamento sulle tematiche della spesa militare e del controllo degli armamenti. Fondata nel 2004 è composta da: ACLI, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, Beati i costruttori di Pace, Campagna Italiana contro le Mine, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, FIM-Cisl, FIOM-Cgil, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gruppo Abele, Libera, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Osservatorio Permanente sulle armi leggere (OPAL) di Brescia, Osservatorio sul commercio delle armi (Os.C.Ar.) di Ires Toscana, Pax Christi Italia, PeaceLink, Un ponte per.…  Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.disarmo.org.

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia è un’associazione attiva dal 2004, promossa da diverse realtà dell’associazionismo bresciano e nazionale (Collegio Missioni Africane dei Missionari Comboniani, Associazione Brescia Solidale, Commissione Giustizia e Pace della Diocesi di Brescia, Ufficio Missionario Diocesano della Diocesi di Brescia, Associazione per l’Ambasciata della Democrazia Locale di Zavidovici, Camera del Lavoro Territoriale di Brescia “CDLT”, Pax Christi, Centro Saveriano Animazione Missionaria dei Missionari Saveriani, S.V.I. – Servizio Volontario Internazionale) e da singoli aderenti, per diffondere la cultura della pace ed offrire alla società civile informazioni di carattere scientifico circa la produzione e il commercio delle armi con approfondimenti sull’attività legislativa di settore. Membro della Rete Italiana per il Disarmo, l’Osservatorio ha pubblicato sei Annuari: nell’ultimo “Commerci di armi, proposte di pace. Ricerca, attualità e memoria per il controllo degli armamenti, GAM, 2014” sono presenti due ampi studi sulla produzione e esportazione di armi italiane e bresciane.  Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.opalbrescia.org.

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Comunicato stampa di Rete Disarmo e OPAL sul Convegno sulle armi comuni a Vicenza

Rassegna Stampa del Comunicato del 18/10/2016
Positivo annuncio del Comune di Vicenza di promuovere un percorso di responsabilità sociale della Fiera delle armi Hit Show: lo verificheremo e lo sosterremo
A Vicenza un seminario sulle armi
Convegno a VIcenza sulle armi, Opal e Rete Disarmo: "passo avanti significativo"
Seminario: Armi comuni in Italia e nell'unione Europea - Dati. Analisi, Prospettive
Hit show sotto accusa 
Convegno " Le armi comuni in Italia e nell'Unione Europea: dati analisi e prospettive
Vicenza: domani in sala Stucchi un convegno su "Le armi comuni in Italia e nell'Unione Europea"
Armi in Italia, il punto in un incontro a Vicenza
Il 20 ottobre convegno "Armi comuni in Italia e Unione Europea
Un convegno sulla diffusione delle armi
Un convegno sulla diffusione delle armi
Laboratorio
Cittadinanza Attiva
Le armi comuni - seminario di studio 20 ottobre 2016
Domani in sala Stucchi un convegno su "Le armi comuni in Italia e nell'Unione Europea"
Vicentini a mano armata? Un convegno a palazzo Trissino
Convegno sulle armi in sala Stucchi: con prefeto e questoreanche Bulgarini d'Elci e Matteo Marzotto
Vicenza, dialogo nel convegno sulle armi
Convegno sulle armi, discutere sul tema come segnale di apertura e dialogo
A Vicenza si discute di armi. Beretta: " Purtroppo mancano dati sulle armi che alcuni Paesi Europei inviano alle forze di sicurezza"
"Le armi comuni in Italia e nell'Unione Europea: dati analisi e prospettive". In convegno il 20 ottobre
Italia a mano armata (1)
Italia a mano armata (2)

 

Porteremo all’attenzione della Procura di Brescia anche le affermazioni odierne del Ministro Gentiloni sulle esportazioni italiane di sistemi militari all’Arabia Saudita

“Le gravi affermazioni del Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni al Question Time odierno confermano la necessità di un’indagine della magistratura sulle esportazioni di materiali d’armamento autorizzate dal Governo Renzi verso l’Arabia Saudita. Le porteremo perciò all’attenzione del Viceprocuratore di Brescia, dott. Fabio Salamone, che ha aperto un’inchiesta sulle spedizioni dall’Italia di materiali d’armamento destinate alle forze armate della monarchia saudita che, a capo di una coalizione di diversi paesi, dal marzo del 2015 è intervenuta militarmente nel conflitto in Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite”. E' questa la posizione di Rete Italiana per il Disarmo a seguito delle dichiarazioni odierne alla Camera del Ministro Gentiloni.

Ad un’interrogazione presentata per il Question Time odierno alla Camera dall’on. Luca Frusone, il ministro degli Esteri ha risposto sostenendo sostanzialmente che gli unici divieti che porrebbe la legge n. 185 del 1990, che regolamenta la materia, sarebbero derivanti da decisioni di embargo, sanzione o restrizione internazionale nel settore delle vendite di armi. 

Il Ministro dovrebbe invece sapere che la suddetta legge non solo vieta le esportazioni di armamenti a paesi sottoposti a forme di embargo, ma che l’esportazione «di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia» e che «tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». La Legge vieta inoltre specificamente l’esportazione di materiali di armamento «verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere», nonché «verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione».

Il ministro degli Esteri ha correttamente affermato che nei confronti dell’Arabia Saudita non esistono sanzioni di embargo sulle armi, ma ha taciuto la Risoluzione del Parlamento europeo, votata ad ampia maggioranza lo scorso 25 febbraio, con la quale l’assemblea di Bruxelles ha chiesto all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di “avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”, ciò alla luce delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Tale risoluzione, finora, è rimasta inattuata anche per la mancanza di sostegno da parte del Governo italiano.

Il Ministro Gentiloni, confermando quanto già dichiarato dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti, ha inoltre esplicitato che all’azienda RWM Italia, ditta italiana che fa parte del gruppo tedesco Rheinmetall, «ha esportato in Arabia Saudita in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente».

In pratica per il Governo Italiano, ormai è ufficiale ed autorevolmente certificato dalle dichiarazioni di diversi Ministri, non è un problema legale e nemmeno politico vendere armi a Paesi che bombardano civili anche con tecniche terribili come il “double tap” (cioè il bombardamento differito per andare a colpire anche i soccorritori operanti dopo il primo attacco). Significa anche che non è considerato come “conflitto armato” quanto succede in Yemen e cioè una delle più gravi crisi umanitarie di questi anni secondo le Nazioni Unite.

Le forniture italiane in questione riguardano, come ha dimostrato l'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia in uno specifico studio, bombe aeree MK 82, Mk 83 e MK 84 prodotte dall’azienda RWM Italia, con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna.

Alcune dei relitti di queste bombe sono stati ritrovati in Yemen e – come ha documentato una recente inchiesta di Dino Giarrusso e Luigi Grimaldi per la trasmissione “Le Iene” – due di queste riporterebbero il medesimo “codice identificativo” (Nato Stock Number – NSN): un fatto alquanto anomalo considerato che – secondo le rigorose disposizioni della NATO – tale numero dovrebbe essere unico per ogni singolo pezzo (Item of Supply) di materiali d’armamento che viene esportato.

Il ministro Gentiloni ha fatto infine riferimento alla Relazione che il Governo invia annualmente alle Camere sulle esportazioni di materiali d’armamento. Anche a questo riguardo, Rete Italiana per il Disarmo evidenzia che negli ultimi due anni del governo Renzi la voluminosa relazione – pur riportando il valore complessivo delle autorizzazioni all’esportazione rilasciate e le generiche tipologie di armamento (munizioni, veicoli terrestri, navi, aeromobili, ecc.) esportate – non permette di conoscere con precisione gli specifici materiali, per quantità, valore e Paese destinatario che vengono esportati rendendo così impossibile un effettivo controllo da parte del Parlamento e dei centri di ricerca attenti al controllo degli armamenti.

 

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