La Ministra Roberta Pinotti in Arabia Saudita per promuovere contratti militari in spregio ai diritti umani

Comunicato congiunto con Amnesty International Italia

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - Amnesty International Sezione Italiana - 06 ottobre 2016

La Ministra della Difesa, sen. Roberta Pinotti, si è recata nei giorni scorsi in Arabia Saudita per alcuni incontri di alto livello. I media sauditi riportano che la ministra è stata ricevuta il 4 ottobre, dal Re saudita Salman e successivamente dal Vice principe ereditario e Ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman.

I media sauditi riportano che nei colloqui con re Salman la ministra Pinotti abbia discusso “le modalità per rafforzare le relazioni bilaterali” e abbia “passato in rassegna i recenti sviluppi sulla scena regionale ed internazionale”. Con il Vice principe ereditario, invece, sono state discusse “le modalità per migliorare le relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa”. 

 

L'Unione Europea dovrebbe investire di più nella pace, non dare sussidi all'industria bellica

Fornire sussidi all'industria delle armi non è sicuramente la maniera migliore con cui il progetto europeo, fin dall'inizio fondato invece sulla pace, potrà recuperare sostegno presso cittadini ormai molto "euroscettici". 
Al contrario l'Unione Europea dovrebbe investire in posti di lavoro i progetti di ricerca che possano aiutare a prevenire i conflitti.
Laetitia Sedou (Programme Officer in Bruxelles - European Network Against Arms Trade)
Fonte: Euractiv - ENAAT - 15 settembre 2016

Dopo alcuni anni di lavoro continuo e persistente, oltre che discreto, in particolare di gruppi di pressione delle industrie gli armamenti come ASD, e con il supporto di alcuni Stati membri e di alcuni Parlamentari europei, l'Unione oggi è solo a pochi passi di distanza da iniziare a fornire sussidi per la ricerca legata agli armamenti. Utilizzando denaro pubblico europeo.

 

Riparte la mobilitazione sull'export di armi italiane

Dalla due giorni di iniziative organizzate a Roma da Fondazione Culturale Responsabilità Etica (FCRE), Rete Italiana Disarmo (RID) e Sbilanciamoci una rinnovata volontà di azione per riattivare l’opinione pubblica sulle spese militari e ripristinare un rigoroso controllo sul commercio di armi in Italia.

Leggi il Comunicato Stampa sul sito di Rete Disarmo

 

Il dossier

La Lombardia sta diventando una regione a mano armata

Sono 165 mila le licenze concesse. Il 5 per cento in più rispetto all’anno passato.
Crescono i fatturati delle aziende, un settore che non conosce crisi.
di Luca Rinaldi

L'ntervista

L’Osservatorio su fucili e pistole «Dati volutamente opachi»

Giorgio Beretta fa parte dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa di Brescia, ha più volte denunciato la mancanza di trasparenza nelle statistiche. «La sensazione è che un vero censimento non lo si voglia fare»
di Luca Rinaldi

Le aziende europee di armamenti traggono profitti dalla crisi dei rifugiati

Uno studio di Stop Wapenhandel pubblicato da TNI indaga i comportamenti anche di Finmeccanica-Leonardo

Fonte: Stop Wapenhandel - TNI - Rete Disarmo - 04 luglio 2016

Le principali aziende europee di armamenti coinvolte nella vendita di sistemi militari al Medio Oriente sono le stesse aziende che stanno traendo profitti dalla crescente militarizzazione delle frontiere dell’Unione europea: lo rivela il rapporto “Border Wars: The Arms Dealers profiting from Europe’s Refugee Tragedy” (Frontiera di guerra. Come i produttori di armamenti traggono profitto dalla tragedia dei rifugiati in Europa) promosso dalla ONG olandese Stop Wapenhandel e pubblicato dal Transnational Institute con rilancio italiano da parte della Rete Italiana per il Disarmo.

Perché mobilitarsi sulla guerra in Yemen

E’ urgente avviare una fortissima pressione e una campagna di mobilitazione!

Siamo corresponsabili, oggi, di una guerra dove il massacro di civili, il terrore, seminato a pioggia, tra vecchi, donne e bambini, è una parte fondante della strategia militare. 

Si tratta della guerra in Yemen. Noi stiamo fornendo armi e stiamo cooperando militarmente con dei paesi che la stanno combattendo. Oggi. Tutto ciò è inaccettabile!

Basta armi italiane a regimi repressivi e in conflitti: il Parlamento assuma proprie responsabilità

Roma, 24 giugno 2016 – COMUNICATO AI MEDIA
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo

Bombe e accordi militari italiani continuano a favorire regimi autoritari e conflitti, mentre la trasparenza è sempre più compromessa. Una situazione inaccettabile: Rete Disarmo fa appello al Parlamento affinché ritorni ad occuparsi dell'export militare italiano per una rigorosa applicazione della legge 185/90.
 
Ancora bombe per i conflitti, ancora accordi militari con regimi autoritari che vanno ad infiammare le regioni di maggior tensione del pianeta. E' questa la situazione relativa all'export militare italiano che anche le ultime notizie ci dipingono. E che, ancora una volta, danno ragione a chi come la Rete Italiana per il Disarmo esprime preoccupazione per il continuo deterioramento di trasparenza e controllo sulle vendite di armi. In pieno spregio della legge 185/90.

(AL)ITALIA - Emirati Arabi Uniti - 450 Giorni di guerra in Yemen

                            Brescia, 16 giugno 2016

Yemen© Nigrizia 
 

Nei giorni scorsi alcuni illustri editorialisti hanno scritto, tra il sarcastico e l’indignato, sulle nuove divise dell’Alitalia, la cui proprietà si trova oggi nelle mani degli Emirati Arabi Uniti (EAU).

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia (OPAL) non ha condiviso per nulla i giudizi sommari, superficiali e liquidatori espressi da formule sprezzanti e parole gravide di pregiudizio come "Europa Saudita" o "il committente è musulmano e si vede" (sic!), come abbiamo letto su La Stampa.

Per leggere la "certificazione" di ciò che accade quando un prodotto italiano finisce in alcuni paesi arabi suggeriremmo un altro tema e, soprattutto, un altro punto di vista.

Da 450 giorni è in corso un'illegale e violentissima guerra in Yemen! Gli EAU sono parte attiva di una larga coalizione - capitanata dall'Arabia Saudita - tra le cui fila spiccano anche Qatar ed Egitto.

Per un mare di pace: riconvertiamo Seafuture!

La Spezia, lunedì 23 maggio 2016

Un evento dedicato al mare del futuro, fagocitato dalla Marina Militare, a cui sono stati invitati i rappresentanti delle Forze armate di paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Questo è “SeaFuture 2016”, la fiera internazionale che sotto la copertura dell’innovazione e della sostenibilità, nasconde un altro intento: promuovere nuovi affari soprattutto per il comparto militare.

 

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