In primo piano il nuovo Annuario

Una grande industria bellica. Fino all’ultimo conflitto mondiale, gli Stati Uniti non avevano industria degli armamenti. I fabbricanti di aratri potevano anche, se richiesti con un certo anticipo, costruire spade. Ma ora non possiamo più rischiare improvvisazioni congiunturali nella nostra difesa nazionale; siamo stati costretti a creare un’industria bellica permanente di vaste proporzioni. In aggiunta a ciò, tre milioni e mezzo di uomini e donne sono direttamente impegnati nel settore difesa.Noi spendiamo annualmente solo per la nostra difesa più di quanto tutte le grandi aziende statunitensi realizzino in utili netti.

La combinazione di un immenso apparato militare con una grande industria bellica è cosa nuova nell’esperienza americana. Questa influenza totalizzante – economica, politica e persino spirituale – è sentita in ogni città, in ogni parlamento statale, in ogni ufficio del governo federale. Riconosciamo la necessità imperativa di questo cambiamento. Pure non dobbiamo mancare di comprenderne le gravi implicazioni. Ne sono coinvolte le nostre fatiche, le risorse e il nostro tenore di vita, ovvero i fondamenti stessi della nostra società. Dobbiamo prevenire l’acquisizione più o meno deliberata di una indebita influenza da parte del complesso militare industriale nelle sedi decisionali. Il pericolo di un potere occulto esiste e persisterà. Non permetteremo che questo comprometta le nostre libertà o i nostri processi democratici. Non dovremmo dare nulla per scontato. Solo una vigile e ben informata società civile può conciliare un’enorme macchina militar-industriale con i nostri metodi e obiettivi pacifici, cosicché sicurezza e libertà possano prosperare insieme. (dal discorso di addio alla nazione del presidente Eisenhower, 19 gennaio 1961)

 

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